LE AMA LEGGENDARIE SIRENE DEL SOL LEVANTE

Andrea Campedelli


 

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1 - Ideogrammi <Mare> e <Donna> che stanno per <Ama>,
vale a dire <Le Donne del Mare>

Nel luglio del 1954 Fosco Maraini, scrittore, orientalista, fotografo, viaggia assieme a una piccola troupe cinematografica fino all’isola di Hèkura, minuscola terra situata al nord del Giappone, per incontrare una comunità isolata e indipendente che vive in simbiosi col mare. Sono gli Ama, i figli delle onde. Nella loro rigida organizzazione sociale, alle donne è riservato un compito determinante: immergersi in apnea lungo i fondali di fronte all’isola per pescare gli Awabikoshi (Abalone), mollusco monovalva appartenente alla famiglia degli Haliotidae particolarmente ricercato per la sua prelibatezza. Oggi quella tradizione unica, quella comunità inesplorata che Maraini ritrae con la precisione dello studioso e l’estro del narratore nel suo libro L'isola delle Pescatrici, è ormai praticamente scomparsa, contaminata da una modernità strisciante e per alcuni versi inarrestabile.

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2 - Fosco Maraini

Da quel viaggio dentro e fuori dal tempo che ha fatto conoscere questo misterioso mondo, si ripresenta l’incontro con queste sirene dell’oceano, donne tenaci che hanno con il mare un legame antichissimo e unico.
La tradizione dice che da secoli sulle coste delle molteplici isole del Giappone dimorano delle creature leggendarie con l’appellativo di Ama, ossia “persone del mare, gente che vive sulla costa vicino al mare”. Tuttavia, per precisione, va considerato  che il termine Ama ha una miriade di variazioni locali, poiché esistevano culture Ama dal nord di Honshū alle isole meridionali Ryū-Kyū. Come ad esempio la cultura Kaito nell'area della penisola di Izu prefettura di Shizuoka.

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3 - I 24 villaggi abitati dagli Ama agli inizi degli anni "50 del secolo scorso

Detto questo, a differenza di quanto siamo portati a pensare noi occidentali, l’espressione Ama non si attribuisce solo alle donne ma anche agli uomini, in quanto si presenta con una grafica diversa a seconda che ci si riferisca alle une o agli altri. Donna Ama: letteralmente “donne di mare”, è scritto utilizzando il Kanji di “donna”.
Uomo Ama: letteralmente “guerriero del mare”, è reso graficamente con il kanji di “uomo di mare gentiluomo”, Samurai.
Anche se è meno noto, gli uomini nelle epoche antiche erano anch'essi dediti all’attività della pesca, che poi divenne appannaggio prevalentemente delle donne in quanto dimostratesi meglio protette contro il freddo dell’acqua dell’oceano grazie ai loro caratteristici strati adiposi.

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4 - Uomini Ama a Caccia di Carpe - Hiroshige 1877

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5 - Uomo Ama moderno

Riguardo alle origini, le più antiche comunità Ama si fanno risalire tra il periodo tardo Jōmon (2000 - 300 a.C.) e il periodo Yayoi (300 a.C. - 300 d.C.), come testimoniato dal ritrovamento nella penisola di Shima di vari strumenti utilizzati per la raccolta degli Abalone. Mentre per un riferimento letterale del termine Ama, lo si individua per una prima volta nel Man’Yoshu (Raccolta delle Diecimila Foglie), un insieme di quasi 5.000 poesie Waka del periodo Heian compilato nell'VIII secolo. Altra menzione molto dettagliata la troviamo qualche secolo dopo pure nell’Engishiki, un’opera su leggi e costumi del 927 d.C. nell’era Engi. Qui si fa riferimento a delle Ama nella città di Shima, chiamate Kazukime (“donne pescatrici”), le quali pagavano le tasse sotto forma di Awabi, gli Abalone.

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6 - Awabi (Abalone)

Altre innumerevoli fonti dove le Ama ci compaiono in tutta la loro grazia sono le innumerevoli stampe Ukiyo-e a loro dedicate, veri momenti di vita reale di queste nobildonne del mare, mostrate in tutta la loro bellezza. Una particolarità molto interessante del mondo Ama sta nel fatto che il ritmo di vita, sempre scorso regolarmente secondo la tradizione e senza grandi mutamenti, subisce un cambiamento tra il XIX e il XX secolo, in piena epoca Meiji, a causa della scarsità di lavoro provocata dalla fine dell’isolamento del Giappone. Di qui scaturì la necessità di migrare verso altre mète. Inizialmente questi spostamenti, che prima erano principalmente rivolti verso l’interno del paese (penisola di Kii, Tosa, Hokkaidō, Kyūshū, Izu ecc.), con l’apertura delle frontiere del 1876 iniziano a dirigersi soprattutto verso la penisola Coreana, più precisamente verso Jeju, Ulsan, Busan, Geojedo, Dokdo, dando origine alle pescatrici coreane Haenyeo, e in piccola parte pure nel Pacifico verso le coste Statunitensi.

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7 - Pescatrice coreana Haenyeo 

Oggi, le belle e sinuose Ama San, conosciute pure con il nome di Uminchu nella lingua di Okinawa o come Kaito sulla penisola di Izule, nidificano al riparo dalla modernità soprattutto nella prefettura di Mie, sull’isola di Honshū, e nelle città di Shima e Toba, custodi di una tradizione millenaria di cui restano le uniche depositarie.

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8 - Utamaro 1788–1790 Awabi Tori

Sirene che ancora esplorano in apnea i fondali marini alla ricerca di quei frutti che solo il mare sa offrire. E se per curiosità dovessimo digitare sul Web il termine Ama, le immagini che ne uscirebbero mostrerebbero queste magiche creature immortalate dagli scatti di Fosco Maraini e di Iwase Yoshiyuki, documentarista giapponese interessato a immortalare le tradizioni in declino della costa giapponese e preso da profonda passione per "la belleza semplice e persino primitiva del mondo Ama".
Le Ama incontrate da Maraini nelle isole più decentrate erano vestite con un abbigliamento tradizionale formato da  un perizoma, il Fundoshi, o un Isonakane, un panno in cotone bianco (una specie di costume), e una fascia usata per legare i capelli chiamata Tenugui. Questo tipo di corredo tipico dell’era Meiji (1868-1912)  subirà una sostanziale modifica tra la fine del periodo Meiji e l’inizio del periodo Showa (1912-1926) con l’introduzione di un vestiario, una specie di Kimono in cotone, chiamato Isoshatsu o Isogi per proteggersi meglio dalle punture delle meduse e coprire le nudità divenute poco tollerate in quell'epoca. Oltre all'abbigliamento tradizionale, nelle fotografie si possono notare alcuni strumenti che le Ama usano regolarmente da secoli. Come il Kaginomi, una sorta di lungo coltello ricurvo per rimuovere le conchiglie dal fondo, e l’Isooke, un secchio di legno usato principalmente dalle Kachido, impiegato come appoggio a cui sostenersi tra un tuffo e l’altro e allo stesso tempo come contenitore ove porre i prodotti raccolti.

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                            9 - Fundoshi (Perizoma)             10 - Kaginomi (Palanchino) (foto Fosco Maraini)
                                                                     

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 11 - Isooke (secchio)                12 - Isonakane (costume)       13 - Isogi vestito) 

Come accennato in precedenza, il mondo delle Ama è da sempre legato rigidamente alla tradizione e non si è mai fatto corrompere da grandi mutamenti. Fin dalle loro origini le Ama hanno praticato la pesca di quanto il mare offre senza quasi vederci, letteralmente Mekurasagashi, “ricerca alla cieca”. 

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14 - Da destra a sinistra: l'evoluzione dagli occhi scoperti alle maschere moderne

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                     15 - Da sinistra: a destra l'evoluzione dagli occhi scoperti alle maschere moderne

Poi all’inizio del ‘900,  in questo mondo così poco insito al cambiamento, fanno la loro comparsa gli occhialini chiamati Isomegane, evolutisi nei decenni successivi con l'adozione delle perette di compensazione, con l'arrivo della maschera "monogoggle" a vetro unico, infine con le maschere che comprendono il naso.

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  16-17-18 - Isomegane, ossia gli occhialetti o la maschera
 

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19 - occhialetti con perette di compensazione
(ph. Fosco Maraini)

Nei primi anni sessanta avanza un’altra piccola rivoluzione dettata dalla modernità. Iniziano ad apparire le prime pinne mentre la tradizionale veste, l’Isoshatsu o Isogi, viene lentamente sostituita con le più moderne e calde mute di neoprene chiamate Uettosūtsu. Assieme verrà pure introdotto un sistema di annullamento della notevole spinta positiva generata dalla muta, composto da una cinghia con una consistente zavorra di piombo, l’Hachikonawa. Va a sostituire il classico cordino legato alla vita con infilati alcuni piccoli piombi tubolari delle reti da pesca, più che sufficienti quando si immergevano a corpo nudo o coperto da una semplice veste.
Altro capitolo estremamente interessante legato sempre alla tradizione, è l’apprendimento delle giovani donne che intendono accedere alla posizione sociale di Ama. Queste sono iniziate all’immersione già dalla tenera età di dieci, undici anni, mettendole in competizione tra loro come in un gioco a chi riesce a recuperare più pietre dal fondo del mare. In seguito, solitamente tra i sedici e i ventidue anni, inizia l’addestramento vero e proprio, periodo in cui le future sirene apprendono le tecniche d’immersione seguendo gli antichi rituali tramandati di generazione in generazione. Una volta finita la formazione, le giovani verranno suddivise secondo il tipo di lavoro che andranno a svolgere, acquisendo lo status di “Oyogido” o “Kachido". Non disporranno di un'imbarcazione, ma partiranno dalla riva e si immergeranno a profondità minori, generalmente attorno ai quattro metri. utilizzando l’Isooke come appoggio per riposare e per riporre i frutti del mare raccolti. A questo status, oltre alle pescatrici più giovani e con poca esperienza, appartengono le pescatrici più anziane che hanno, per la loro età, meno resistenza alle immersioni profonde e prolungate. Ad esse si aggregano pure le ragazze nubili, che per tradizione non possono uscire sole in barca con un uomo. In alternativa, le nubili più organizzate escono in due o tre su una barca condotta da una donna.

 

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20 - Le “Oyogido” o “Kachido" si immergono da riva 

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21 - Ama che rema su una barca di sole donne
 
(
ph. Fosco Maraini)

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22 - Oyogido o Kachido in azione
 

Oltre allo status di Oyogido o Kachido, una pescatrice Ama può assurgere al rango di “Funado” o "Funedo". E' la posizione che raggruppa tutte quelle pescatrici veterane che s’immergono a profondità maggiori partendo da un’imbarcazione, il fune, ovvero la “barca”. Queste operano sempre in coppia con un uomo (solitamente il marito) che rimane sulla barca come assistente. Sono le Ama più abili, in quanto s’immergono a profondità a volte maggiori dei trenta metri, utilizzando nella discesa dei pesi di pietra di 10-15 kg che poi lasciano sul fondo. La pescatrice ha una cima  legata in vita,  tenuta in mano all'altro capo dall'uomo in barca: quando raggiunge il limite dell‘apnea dà uno strappo, è il segnale per essere tirata rapidamente in superficie.
 

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 23 - Ama Oyogido o Kachido

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24-25-26 - Le diverse tecniche d'immersione delle Ama

Secoli e secoli di tradizione e d’esperienza hanno fatto si che le abilità nell’immersione in apnea di queste sirene sia diventata leggendaria. Hanno affinato nel tempo tecniche che permettono loro di rimanere in immersione per più di due minuti, in uscite giornaliere in barca superiori alle quattro ore seguendo il ritmo che vedremo.  Prima d’immergersi le Ama compiono delle inspirazioni profonde e veloci per cinque o dieci secondi per ossigenare ben bene i polmoni (iperventilazione), quindi fanno un’ultima inspirazione senza mai riempire completamente i polmoni e via verso gli abissi. Quando risalgono in superficie emettono un caratteristico suono, l’Ama Isobue o “il richiamo delle sirene“, ma è solo una specie di fischio prodotto dall'espirazione violenta subito seguita dall'inspirazione, dalla  ripresa della normale respirazione.
 

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27 - Ama che espira e poi inspira violentemente appena risalita, emettendo un
suono particolare detto "Isobue" o "Il richiamo delle sirene"

Suono che nei secoli ha contribuito ad alimentare l'immaginario canto delle sirene incantatrici di uomini. Canto che per i giapponesi indica il duro mestiere delle Ama, tanto da essere incluso tra i primi 100 suoni caratteristici del Giappone. Per quanto riguarda la tecnica d’immersione tradizionale, si deve osservare che non ha subito grandi cambiamenti dalle origini. Nelle acque poco profonde, solitamente tra i quattro e i sei metri, le Ama rimangono in immersione per un tempo di circa 30 secondi, dei quali solo circa 15 sono occupati nel raccogliere, mentre nelle immersioni più profonde, anche oltre i trenta metri, rimangono sul fondo con tempi che possono superare il minuto, con un periodo dedicato al raccogliere di circa trenta-quaranta secondi. Mentre l'immersione si svolge in modo diverso a seconda dello status delle Ama, il ritmo sembra rimanga costante per ogni sessione, suddivisa in turni che possono variare da un'ora a un'ora e mezzo: per ciascun turno di un'ora, ad esempio, quindici minuti in totale trascorrono sul fondo, quindici sono impiegati per le discese e trenta dedicati al riposo in superficie. Le immersioni possono arrivare a sessanta per sessione.

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28 - Tipico profilo d’immersione di una Funedo

Le Ama si distinguono non solo per le loro abilità nelle immersioni, ma pure per il senso di solidarietà femminile e di comunità con il quale portano avanti i loro antichi rituali quotidiani. Questo, oltre ad aiutarle a condividere le esperienze e i luoghi d’immersione, diventa il simbolo di una certa indipendenza sociale tale da permettere loro di scegliere le proprie condizioni di vita, fattore non trascurabile nella rigida società giapponese. Pur se tendenzialmente molte donne preferiscono il nubilato per mantenere una loro indipendenza, l'essere madri non ha mai costituito un vero problema, tanto che quando sono incinte le giovani Ama praticano le immersioni fino al giorno del parto, riprendendo il lavoro poco tempo dopo. Per quanto riguarda la vita fuori dall’acqua, questa si concentra attorno alle Amagoya, capanne di legno costruite fuori dalla portata delle maree in cui le Ama si riuniscono il mattino per preparare la dura giornata di lavoro e, una volta finito, vi si rifugiano per riscaldarsi accanto al fuoco dopo le ore passate nelle fredde acque oceaniche.
Inoltre, essendo un lavoro pericoloso, non dimenticano mai di pregare gli dei per essere protette. Il culto del Santuario di Ise è interiormente legato con le Ama di Shima e Toba. Secondo un’antica leggenda, Yamatohime No Mikoto, il fondatore del santuario, dopo aver creato il tempio in cui venerare la dea Amaterasu, la dea Shintoista più importante, si recò a Shima dove un’Ama chiamata Oben gli fece assaggiare un Abalone. Rimasto estasiato dal sapore, chiese alla donna di offrire tale frutto al tempio di Ise. Nacque così una tradizione che si protrae fino ai giorni nostri. Il culto del mare è altrettanto importante per questa comunità, infatti sono due i simboli su cui le Ama fanno affidamento per proteggersi dai pericoli che potrebbero incombere nel profondo dell’oceano. Il primo simbolo chiamato Seiman consiste in una stella disegnata con un unico tratto continuo, il secondo chiamato Dooman è invece un reticolo costituito da cinque linee verticali e quattro orizzontali.

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29 - Foulard ricamato (a sinistra) con i due simboli Seman e Doman

Questi simboli vengono disegnati sugli strumenti e cuciti sugli indumenti per tenere lontani i demoni malvagi. Molti sono anche i riti Shintoisti tenuti localmente, come ad esempio lo Shirongo Matsuri a Toba, sull’isola di Sugashima, durante il quale vengono donati gli Abalone al santuario Shintoista di Shirohige. Importantissimo rituale per le Ama è una visita regolare ai vari santuari Shintoisti, per porgere le offerte e richiamare l’attenzione degli dei suonando un gong, affinché si avveri la leggenda secondo la quale almeno una volta nella vita ogni donna vedrà realizzato uno dei suoi desideri.

Purtroppo, oggi questo microcosmo sta lentamente scomparendo e per sopravvivere si e trasformato più che altro in un'attrazione turistica, perdendo di fatto quell’aurea mistica che lo circondava. Il numero delle Ama nel corso del tempo è andato decrescendo vertiginosamente. Delle diecimila pescatrici esistenti fino al periodo subito successivo alla seconda guerra mondiale ne rimangono meno di trecento, secondo un censimento condotto da un quotidiano giapponese nel Duemila. A peggiorare la condizione, la maggior parte si ritrova ad avere un'età superiore ai cinquant’anni, per cui lentamente si sta perdendo persino il ricordo di quelle donne che praticavano questa antichissima arte. Quel mondo che ci hanno fatto sognare Fosco Maraini e Iwase Yoshiyuki attraverso i loro scatti e i loro libri non esiste più.
Di questa situazione si dà principalmente la colpa ad alcune regole burocratiche che limitano molto l’esercizio della professione (ad esempio, in caso di matrimonio con un uomo che non possieda una licenza di pesca le Ama non possono più immergersi), ma la realtà e ben più dolorosa. E' la perdita di attrattiva da parte delle nuove generazioni per questa antica ed impegnativa arte, constatazione che recentemente ha spinto la prefettura di Mie a candidare le “Sirene del Mare” presso l'Unesco come patrimonio dell'Umanità per cercare di preservarne la tradizione.


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30-31 - Moderne Ama Kachido e Funedo
 

PICCOLA NOMENCLATURA AMA

Ama: deriva dalla combinazione dei caratteri "umi" (mare) e"onna" (donna), o "shi" (uomo). Fino alla fine dell'era Muromachi (XII secolo) non c'era nessuna parola nella lingua giapponese per "pescatore"; era usata la parola "ama" per tutti coloro che vivevano del mare
Awabi: Abalone
Kaginomi: Palanchino per crostacei, indispensabile attrezzo chiamato anche secondo le regioni Hera, kagi o Awabigane.
Funado: Ama che si immerge dalla barca
Hachikonawa: Cintura dei pesi
Hakomegane: Scatola con fondo in vetro per la visualizzazione del fondo. Risalente al Giappone del 1880, è il precursore della maschera da sub
Isooke: Grande secchio di legno usato come sostegno per riposare e come contenitore di quanto raccolto, chiamato anche Hanzo. Oggi sostituito da una più moderna ciambella galleggiante a cui viene fissata una rete per deporre il raccolto
Fundoshi: Perizoma, chiamato anche Heko
Oshiroi: Trucco bianco usato come protezione solare
Hire: Pinne, termine recente e non tradizionale
Isogi: Abbigliamento tradizionale Ama per proteggersi dal freddo e da eventuali punture o abrasioni, ora spesso sostituito dalle mute in neoprene
Kachido: Ama che si immerge dalla riva
Koshimaki: Nell'antichità si indossavano questi lunghi sudari che strascicavano dalla vita in quanto si credeva che tenessero lontani gli squali
Mayoke: Talismano (di solito un pentagramma) cucito sul copricapo dell'Ama per allontanare i demoni
Isomegane: Occhiali o maschera da sub. Gli occhiali sono stati introdotti in Giappone probabilmente dai lavoratori migranti di ritorno dalle piantagioni di canna Hawaiane durante gli anni ottanta dell'Ottocento. Chiamato anche Megane in alcune regioni
Sukari: Rete di raccolta appesa sotto la barca o il secchio galleggiante
Isonakane: Panno in cotone bianco (una specie di costume)
Isobue: Caratteristico suono emesso dalle Ama

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