Roma, Piazza del Popolo e più precisamente al Caffè Rosati, luogo dove ci si riunisce per discutere i grandi affari del cinema Italiano. Francesco Alliata di Villafranca, il principe che in quegli anni con la sua società di produzione Panaria Film voleva far diventare la Sicilia la Hollywood Italiana, incontra Bruno Vailati, l’organizzatore della Spedizione Subacquea Nazionale in Mar Rosso, per apprendere e definire tutti i particolari dell’impresa.
1 - Il Caffé Rosati
All’incontro è presente su invito dello stesso Vailati anche un giovane Folco Quilici, sconosciuto regista distintosi per un cortometraggio dal nome Pinne e Arpioni, premiato al festival del cinema sportivo di Cortina d'Ampezzo. Pochi intensi minuti ma sufficienti a persuadere il nobile produttore ad offrirgli una collaborazione come secondo operatore di camera. L’offerta viene accettata immediatamente. Anche se, data la scarsa esperienza subacquea, lo si vedrà lavorare principalmente a quote basse respirando da un Aro (Autorespiratore a ossigeno) che comprerà di seconda mano alla fiera di Roma prima della partenza. Oltre ai già citati, faranno parte della spedizione il primatista mondiale d’immersione in apnea Raimondo Bucher in qualità di direttore della sezione sportiva; Enza Bucher, campionessa italiana di caccia subacquea e moglie di Raimondo Bucher; Silverio Zecca, l'uomo anfibio; la pittrice Priscilla Hastings, che per creare i propri disegni scenderà direttamente sul fondo del mare; il giornalista e fotografo Gianni Roghi, l'operatore cinematografico Masino Manunza, il fotografo Giorgio Ravelli, l’idrobiologo dott. Francesco Baschieri Salvadori, l’idrobiologo dott. Luigi Stuart Tovini dell'Università di Roma e infine il dott. Alberto Grazioli come medico della spedizione.
2 - I componenti la Spedizione e le loro firme
Poco prima della partenza, per attirare i riflettori della stampa in modo da conferire maggior lustro alla spedizione, Raimondo Bucher decide di riconquistare il primato di profondità in apnea adesso detenuto da Ennio Falco e Alberto Novelli. Il nuovo record lo porta a raggiungere i -39 metri. Finalmente, dopo aver superato le non poche difficoltà burocratiche ed economiche, alle sei del mattino del 27 dicembre del 1952 la Spedizione Subacquea Nazionale in Mar Rosso salpa da Napoli con rotta le isole Dahlak, Eritrea. Porta con se il nuovo record e l’attenzione della stampa nazionale, forte di una minuziosa organizzazione capitanata dal regista e operatore alle riprese subacquee Bruno Vailati e dall’idrobiologo dott. Francesco Baschieri Salvadori. È patrocinata dal Google Club di Milano e supportata per le attrezzature dalla ditta Salvas di Roma. Va comunque detto che nel suo secondo libro "Sesto Continente" Quilici afferma che anche la Mares ha fornito attrezzature, ma forse voleva solo ingraziarsi l'azienda di Rapallo. In effetti, nel suo primo libro titolato "Avventure nel Sesto Continente" di quel marchio non si fa cenno, come non se ne fa cenno in nessun altro libro o reportage sulla Spedizione.
3 - L'arcipelago delle Dahlach
Il mezzo è un battello di 135 tonnellate di stazza di nome Formica, usato per il piccolo cabotaggio tra l’isola del Giglio e Porto Santo Stefano. Ma perché le Dahlak? Anzitutto per ragioni economiche, dato che si voleva condurre una spedizione sì in mare tropicale ma ad una distanza ragionevole dall’Italia, tanto da contenerne i costi. Sempre in Mar Rosso, Cousteau con la sua Calypso aveva già esplorato per oltre un mese una zona delle isole arabe Farasan, mentre Hans Hass si era concentrato sulle acque di Port Sudan. Quindi le isole Dahlak, notoriamente brulicanti di fauna e di formazioni madreporiche di grande valore scientifico, non avevano ancora visto un solo esploratore o ricercatore subacqueo. Oltre tutto le Dahlak sorgono a poche miglia da Massaua, seconda città per importanza dell’Eritrea, nonché primo porto dell’ex colonia Italiana.

4 - Il Formica all'ancora (ph. Quilici) 5 - La navigazione non è sempre tranquilla
Dopo un mese di navigazione non proprio tranquilla, il Formica con il suo equipaggio e i dodici componenti della spedizione giunge a destinazione e subito si presentano i primi problemi. Quando si stabilì la precisa data di partenza da Napoli, Vailati inviò a Rochester, sede della Kodak, una lettera per fare recapitare un centinaio di scatole di pellicola Ektachrome direttamente in Eritrea. Ma di quella pellicola, nonostante i continui solleciti telefonici con l’aeroporto di Asmara per sapere se il pacco era finalmente arrivato, non se ne trovava traccia. Questi interminabili giorni di attesa sono in realtà una fortuna per Quilici, che può cosi affinare la sua tecnica con l’autorespiratore a ossigeno e prendere confidenza con l’ambiente marino. Quando si capì che la pellicola dall’America non sarebbe mai arrivata, Vailati, racimolati gli ultimi spiccioli, parte in aereo per Roma per approfondire il problema. Subito la filiale della Kodak in Italia lo informa che la pellicola doveva essere ordinata in Italia e non in America, e soprattutto pagata in anticipo. A questo punto per salvare la spedizione Vailati vendette la sua auto, pagò la Kodak e si presentò ai compagni in Mar Rosso con un grande baule pieno di pellicole. Ma nel frattempo la stagione era cambiata e con l’aumento della temperatura i pesci, che fino a quel momento si trovavano verso la superficie, erano scesi in profondità. Ora che fare, si avevano a disposizione metri e metri di pellicola ma gli attori principali erano spariti. La soluzione era di spostarsi a nord, dove le temperature delle acque sono più miti. Finalmente, dopo un lungo periodo di mala sorte, si inizia. Ognuno con il proprio compito da svolgere: chi fotografa, chi filma, chi raccoglie campioni. Si cacciano prede importanti, si passano anche nove ore al giorno in acqua, il lavoro è tanto e duro però la soddisfazione è grande.

6 - Controllo dei reperti scientifici (ph. Quilici) 7 - Due operatori sul fondo

8 - Un antico cannone 9 - Quilici al lavoro a bordo del Formica
Tutto questo dura quattro mesi ma come sempre accade, anche se in quei luoghi tutto sembra scorrere più lentamente, il tempo è inesorabile. E con ancora molte e molte avventure da vivere, campioni da raccogliere e prede da arpionare, giunge il momento di rientrare in Italia. Si pensi che, durante la permanenza della spedizione in Mar Rosso, si raccolgono esemplari di fauna e flora marina d’interesse scientifico per quattro tonnellate, materiale che servirà agli studiosi una volta rientrati in patria per un’attenta valutazione della biodiversità del luogo. Mentre per raccontare quella fantastica avventura verranno girati oltre settantamila metri di pellicola e scattate più di quattromila fotografie.

10 - Giorgio Ravelli (in barca) e Folco Quilici 11 - Isola di Dur Ghella - pesce alla griglia per cena
Un’attenta documentazione che verrà usata in seguito, per pubblicare libri e montare un documentario girato in due parti. La prima, dal dicembre del 1952 al maggio successivo in viaggio dall'Italia e finalmente nell’arcipelago delle Dahlak, esplorate sul battello Formica. La seconda, nei mesi di ottobre e novembre del 1953, con trasferimenti in aereo e attività subacquea tra la barriera corallina dell’Egitto e del Sudan a bordo del più piccolo Maria Gabriella da 80 tonnellate, un battello noleggiato sul posto. Ma perché si rese necessaria una seconda spedizione? Questioni di botteghino. "Squali" era il nome originario del documentario, poi per fortuna si opterà per qualcosa di meno aggressivo e più romantico, "Sesto Continente". Al ritorno, ben consapevoli che il lavoro non era per niente finito, la squadra cinematografica si riunisce a Roma per incontrare i membri della produzione, che era all’ottanta per cento della Delphinus, una società appositamente creata dal principe Francesco Alliata ed erede della gloriosa Panaria. In quell’incontro emerge subito la volontà dei produttori di modificare la trama del documentario e di trasformarlo in un'avventura dove il capo spedizione si infatuava di una donna. Distratto così dai propri doveri di scienziato, causava la morte dei propri collaboratori che venivano lacerati dalle mascelle di mostri marini. Il disorientamento fu immenso, ore e ore di duro lavoro trasformate in un film di terza categoria. A questo punto, per persuadere i produttori a un passo indietro, Vailati mise in atto tutta la sua sottile dialettica, tanto che a un certo punto della discussione si espresse con queste significative parole: «Vorremmo dalla storia della nostra spedizione subacquea far scaturire dal film il concetto che l’uomo potrà vivere sott’acqua, lavorare, sfruttare le ricchezze del fondo del mare come se questo fosse un altro continente, il sesto». Pur restando su posizioni molto lontane, alla fine si raggiunge un compromesso. Ed ecco il motivo della seconda spedizione: una troupe dovrà tornare in Mar Rosso per girare una scena possente, ossia la cattura di una creatura spaventosa, la vittoria decisiva dell’uomo sulla bestia più forte degli abissi. Partiranno Vailati, Quilici, Ravelli, Stuart Tovini, Zecca, Enza e Raimondo Bucher. Suez è il punto di ritrovo, dove ad attenderli ci sarà il Maria Gabriella, che li condurrà fino al mare chiuso di Sanganeb, vicino a Omm el Kurush, in Sudan. Qui verrà girato l’atto conclusivo della storia per il cinema, la lotta con Mala Kebír, il «grande diavolo» che, arpionato più volte, ha ancora la forza di portare tutti sul fondo.
12 - La gramnde manta è finalment vinta

13 - Bucher col suo fucile presto famoso 14 - Enza e Raimondo Bucher
Conclusa la scena di grande effetto, appunto la cattura della manta gigante prima arpionata e poi finita con il coltello da Raimondo Bucher, si riparte con destinazione l’Italia. Al rientro, immediatamente tra i membri della spedizione iniziano delle accese polemiche sulla forma da imprimere al film: doveva essere più sportivo come richiedeva Bucher o più scientifico come asseriva Vailati? Tra queste discussioni infinite, Quilici e Masino iniziano a visionare e catalogare chilometri e chilometri di pellicola. E tra i continui litigi dei membri della spedizione si fa notare l’inadeguatezza di Osvaldo Langini, ottimo regista e narratore di ambienti montani ma rivelatosi poco adatto a dirigere un film subacqueo. La maggioranza della produzione, ossia il principe Aliata, non riscontrando progressi e memore di Pinne e Arpioni, affida a Folco Quilici l’incarico di aiuto regista. Fin da subito il giovane Quilici dimostra pregevoli capacità, ma una in particolare colpisce il principe, quella di saper romanzare la materia scientifica con estrema naturalezza. Aliata non esita un minuto di più e gli affida completamente la regia.

15 - locandina del film Sesto Continente 16 - Bruno Vailati, organizzatore della Spedizione
Sesto Continente è il primo lungometraggio a colori mai realizzato in ambiente subacqueo. Viene presentato in concorso assieme ad opere come Senso di Visconti, La strada di Fellini e I Sette Samurai di Kurosawa alla 15° mostra del cinema di Venezia del 1954, guadagnandosi il premio speciale della giuria. Nel 1955 vince il 1° premio alla Mostra Internazionale di Cinematografia di Mar del Plata. Nel 1956 con una mossa audace viene proposto in Francia, un dispetto a Il Mondo del Silenzio di Cousteau presentato in quello stesso anno. È un successo non solo cinematografico ma pure letterario.

17 - Il libro Dahlak di Gianni Roghi 18 - Il giornalista Gianni Roghi
Difatti nel 1954, anche se con delle incongruenze rispetto al film, vine pubblicato Avventure nel Sesto Continente scritto da Folco Quilici, quindi Dhalak scritto da Gianni Roghi e Francesco Baschieri Salvadori. Nel 1955 sempre Quilici pubblica Mala Kebir, in cui si narrano le avventure della seconda parte del viaggio con la caccia al pesce diavolo, la manta gigante, la scena d’effetto voluta dai produttori.

19 - Libro Avventura nel Sesto Continente 20 - Libro di Quilici Mala Kebìr

21 - Sesto Continente in edizione giapponese 22 - Presentazione del film in Francia
Tradotti successivamente in più lingue, nei libri si raccontano con puntigliosità e maestria le gesta compiute da un gruppo proiettato con una buona dose di approssimazione verso l’ignoto. Gesta di gente che si immergeva normalmente in apnea senza muta, che prima veniva punta da un pesce per poi scoprire che era velenoso, che sperimentava tutto sulla propria pelle. E se anche diretta con meno regalità e disponibilità di quelle svolte da Hans Hass o da J.Y. Cousteau, la Spedizione Subacquea Nazionale nel Mar Rosso rimarrà sempre un'impresa scientifica e sportiva senza precedenti e dagli esiti straordinari, condotta da un manipolo di pionieri animati da una passione per l'avventura dal sapore ottocentesco.
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