UOMINI RANA E ATTREZZATURE NEI FILM SULLA II GUERRA MONDIALE - 1/GLI ITALIANI

Maurizio Baldinucci

 

PARTE 1 - GLI ITALIANI  

Le imprese degli uomini rana (più comunemente noti in Italia come incursori) delle varie marine militari belligeranti e le imprese che li hanno visti protagonisti, hanno costituito una forte attrattiva per molti produttori e registi che si sono cimentati nel racconto delle varie vicende della Seconda Guerra Mondiale attraverso il cinema. Questo forte richiamo deriva dalla spettacolarità di quelle imprese che, spesso a fronte dei mezzi limitati e poco costosi impiegati, specialmente se paragonati a quelli messi in campo dalle marine militari delle potenze coinvolte nel conflitto, furono in grado di ottenere risultati a volte clamorosi e tali da mettere in discussione gli equilibri militari raggiunti fino ad allora. Ciò che mancava in termini di potenza dei mezzi ed organizzazione militare, fu spesso compensato da eccezionali doti di coraggio, tenacia, abnegazione ed eroismo. Tutte doti che destarono ammirazione, non soltanto presso le organizzazioni e i vertici militari dell’epoca, e che costituirono un forte richiamo anche per l’industria del cinema. Questa raccontò a più riprese tali vicende attraverso numerosi lavori cinematografici, specialmente nel periodo che va dagli inizi degli anni "50 alla fine degli anni "60. Naturalmente, le imprese reali furono a volte romanzate o addirittura stravolte e inventate dal punto di vista storico, soprattutto per renderle compatibili con i soggetti del film e per cercare di soddisfare i gusti del pubblico di riferimento, ma restarono comunque spettacolari e di forte impatto emotivo. A distanza di diversi anni dalla fine della guerra, durante le riprese dei vari lavori cinematografici dedicati a queste azioni, non sempre fu possibile impiegare le attrezzature originali dell’epoca. Il più delle volte perché queste non erano più disponibili (completamente distrutte durante la guerra e andate fuori produzione) o perché il soggetto del film comprendeva un evento del tutto inventato e quindi non aderente alle reali attrezzature disponibili durante quella particolare azione militare. Indubbiamente, la nazione che aveva contribuito prima delle altre a sviluppare la specialità degli uomini rana fin da prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale fu l’Italia. La quale, già a partire dal 1935, aveva iniziato il progetto e la sperimentazione del Siluro a Lenta Corsa (SLC) meglio noto con il nome di “maiale” (Fig. 1), e di tutta l’attrezzatura subacquea che sarebbe stata poi impiegata dai suoi operatori (principalmente mute, autorespiratori ad ossigeno, orologi, bussole, profondimetri) come mostrato nelle Fig. 2, 3 e 4.

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Fig. 1

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Fig.  2 

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                                  Fig. 3                                                                Fig.  4

Il primo lavoro cinematografico dedicato alle imprese degli incursori italiani durante la Seconda Guerra Mondiale fu “I Sette dell’Orsa Maggiore” (Fig. 5), film poi distribuito a livello internazionale con il titolo di “Hell Raiders of the Deep” (Fig. 6).

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                     Fig.  5                                                             Fig.  6

Prodotto nel 1953 da Carlo Ponti e Luigi De Laurentis con la regia di Duilio Coletti e la partecipazione di Eleonora Rossi Drago (Marion, la spia italiana operante ad Algesiras), Pierre Cressoy (il comandante del gruppo degli incursori destinati alla missione di Gibilterra) e Tino Carraro (il comandante del raggruppamento incursori della Marina Militare), questo film si avvalse della partecipazione di alcuni dei veri protagonisti delle imprese della Marina Militare durante la guerra quali Girolamo Manisco, Luigi Ferraro, Giovanni Magello, Giovanni Tadini, Giorgio Spaccarelli e Colombo Pamolli. Le riprese subacquee furono affidate a Victor De Sanctis, pioniere della cinematografia subacquea (Fig. 7). Il soggetto del film e le varie ambientazioni sono piuttosto realistici, grazie al contributo diretto degli ex incursori prima citati, anche se alcune vicende non corrispondono esattamente alla realtà storica. La parte iniziale del film è dedicata alla fase dell’addestramento del personale che avveniva alla foce del fiume Serchio, a Nord di Livorno, nella tenuta dei duchi Salviati (Fig. 8), al riparo da sguardi indiscreti.

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                              Fig.  7                                                             Fig.  8

Qui era situata la base di addestramento per gli operatori dei SLC i quali, oltre al pilotaggio dei “maiali”, si esercitavano anche in tutti gli altri possibili scenari operativi, comprese lunghe marce sul fondo trasportando barili esplosivi sulla schiena (Fig. 9), o il superamento di barriere di reti poste a protezione dei porti e del naviglio nemico (Fig. 10).

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                              Fig. 9                                                        Fig.  10

Nelle riprese subacquee iniziali del film, i marciatori sul fondo sono ripresi sprovvisti dei bidoni esplosivi e senza le scarpe zavorrate e il cappuccio foderato in lana, che facevano parte del loro equipaggiamento standard, tutti elementi mostrati nella Fig. 9 precedente. Non potendo disporre delle mute stagne Belloni e degli autorespiratori originali modello 49/bis prodotti dalla IAC (Industria Articoli Caoutchouc) di Tivoli (azienda poi rilevata nel 1938 dalla Pirelli), che erano i materiali realmente impiegati durante le azioni in guerra, vennero utilizzate in alternativa le mute stagne (articolo 752) e gli autorespiratori ad ossigeno modello Universal (articolo 971) prodotti dalla Salvas di Roma (Fig. 11, 12 e 13). Queste attrezzature erano infatti molto simili a quelle originali (la principale modifica consisteva nella maschera granfacciale a vetro singolo della Salvas che sostituiva quella binoculare della IAC) e restarono in produzione per tutti gli anni ’"50 e buona parte degli anni "60, essendo state anche adottate dalla Marina Militare Italiana. Un manichino allestito con queste attrezzature Salvas (anche se con ARO in versione monobombola e non bibombola che costituiva la versione standard impiegata dagli operatori dei “maiali”) è esposto al Museo Nazionale delle Attività Subacquee di Marina di Ravenna (Fig. 14).

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Fig.  11 

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Fig. 12

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                         Fig.  13                                                     Fig.  14

La ricostruzione degli SLC nel film sembra molto accurata e fa pensare che questi fossero unità originali recuperate presso magazzini o basi militari e rimesse in funzione per le esigenze del film. La differenza più significativa tra i mezzi usati nel film e quelli originali era il colore della vernice esterna. Per motivi di visibilità delle scene durante le riprese subacquee (le azioni reali si svolgevano esclusivamente al buio e nel film erano comunque girate in condizioni di illuminazione ridotta), il colore era chiaro mentre, nelle condizioni reali, questo era scuro proprio per ridurre il rischio che il mezzo fosse notato dalla superficie. La parte centrale del film è dedicata agli attacchi alla base inglese di Gibilterra, condotti a più riprese e con vari esiti dalla Marina Militare Italiana per tutta la durata della prima fase della guerra fino all’Armistizio dell’8 Settembre 1943. Questi attacchi furono ripetutamente tentati sia mediante gli SLC, prima trasportati dal sommergibile Scirè e poi partiti dalla base segreta ricavata all’interno della petroliera Olterra, ormeggiata nel porto spagnolo di Algesiras e distante poche miglia dalla base militare inglese (Fig. 15), sia utilizzando gli uomini gamma o nuotatori d’assalto che, partendo dalla riva in territorio spagnolo, si portavano a nuoto presso le navi mercantili inglesi ormeggiate nella baia di Algesiras e poi le minavano impiegando “cimici” o bauletti esplosivi. Nel film si fa coincidere la base di partenza degli SLC e degli uomini gamma con l’Olterra, ma sappiamo dalla storia reale di queste imprese che i nuotatori d’assalto avevano base presso Villa Carmela, un’abitazione distante poche centinaia di metri dalla riva della baia di Algesiras (Fig. 16).

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                             Fig.  15                                                     Fig.  16

Il film termina con la famosa azione nel porto di Alessandria d’Egitto del 18 e 19 Dicembre 1941 con l’affondamento delle corazzate britanniche HMS Valiant e HMS Queen Elizabeth.
L’anno successivo, il 1954, vede l’uscita nelle sale di “Mizar (sabotaggio in mare)” (Fig. 17), un film diretto da Francesco De Robertis e chiaramente ispirato alle imprese della M.O.V.M. Luigi Ferraro, celebre uomo gamma italiano che, agendo da solo ed operando presso i porti di Alessandretta e Mersina nel periodo compreso tra Maggio e Luglio 1943, affondò o danneggiò gravemente 4 piroscafi nemici. Il titolo del film distribuito nei paesi anglofoni fu quello di “Frogwoman” (Fig. 18) a testimonianza del ruolo ricoperto nel film dalla donna gamma Mizar, impersonata dall’attrice inglese Dawn Addams, che a più riprese aiutò o sostituì completamente nelle azioni di sabotaggio lo stesso incursore maschio designato. Gli altri attori principali del film furono Franco Silva (l’uomo gamma italiano protagonista delle azioni di sabotaggio), Paolo Stoppa (il console italiano di Alessandretta) e Antonio Centa (la spia italiana responsabile dell’infiltrazione e della copertura del sabotatore).

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                                     Fig.  17                                                    Fig.  18

Lo stesso Luigi Ferraro partecipò alle riprese del film in qualità di consulente, supervisionando e controllando la veridicità delle sequenze e del soggetto del film ed addestrando attori e comparse all’impiego corretto e in sicurezza delle attrezzature subacquee utilizzate (Fig. 19). Oltre alla muta impermeabile di gomma (che peraltro Ferraro non impiegò durante gli attacchi per il troppo caldo), il tipico nuotatore d’assalto italiano era equipaggiato con un piccolo autorespiratore ad ossigeno Pirelli in grado di assicurare un’autonomia di circa 40 minuti (Fig. 20 e 21) e di un paio di pinne prodotte dalla Superga di Torino (scomodissime e poco efficaci come racconta lo stesso Ferraro) che erano considerate all’epoca segreto militare (Fig. 22).

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                                  Fig.  19                               

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 Fig. 20

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Fig. 21

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Fig. 22 

La muta impermeabile in gomma impiegata nelle riprese del film era praticamente la stessa messa a punto durante il periodo bellico dalla Pirelli sulla base delle specifiche emesse dal raggruppamento degli uomini gamma comandato da Eugenio Wolk. Questa era molto più leggera della muta Belloni normalmente usata dagli operatori dei “maiali” e, anche se dotata di minore protezione termica, era più adatta all’impiego dei nuotatori d’assalto. Lo stesso Wolk depositò varie domande di brevetto per questa muta che aveva, come principale caratteristica di novità rispetto al modello Belloni, un più semplice ed efficace sistema di chiusura ventrale (Fig. 23, 24 e 25). Questo tipo di muta restò in produzione, sia presso la Pirelli che presso la Salvas, per diversi anni anche dopo la fine della guerra e fu utilizzata sia in ambito civile che militare. Purtroppo, le altre attrezzature impiegate durante le azioni belliche non erano più disponibili e quindi si attinse al materiale usato dagli uomini rana militari di quel periodo, secondo quanto mostrato nella Fig. 26.

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Fig. 23

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Fig. 24

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Fig. 25

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Fig. 26

La maggior parte delle organizzazioni militari di vari paesi, tra cui l’Italia, scelsero come pinne per i loro uomini rana le versioni asimmetriche (Fig. 27) derivate dal modello brevettato da Owen Churchill alla fine degli anni "30 e prodotto per la Marina Militare USA durante la guerra in migliaia di esemplari. Questa versione rappresentava l’evoluzione delle pinne inventate dal francese Luis Marie De Corlieu nel 1933 ed inizialmente costruite e distribuite negli USA su licenza dallo stesso Owen Churchill. Le unità per la Marina Italiana erano prodotte ancora dalla Superga, poi confluita nella Pirelli dopo la fine della guerra. La scelta dell’autorespiratore ad ossigeno che verrà poi impiegato nel film (Fig. 28) cadde sul modello più semplice ed economico prodotto dalla Pirelli in quel periodo, il Polifemo (Fig. 29 e 30).

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 Fig. 27

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Fig. 28

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                              Fig. 29                                                     Fig. 30

Nelle scene iniziali del film, dove i due protagonisti si immergono sul relitto di un cacciatorpediniere inglese per recuperare alcuni importanti cifrari segreti, il Polifemo è usato insieme ad una maschera granfacciale Pirelli a vetro rotondo (Fig. 28). Questa maschera era derivata direttamente da quella impiegata nel modello G50 (sviluppato durante il periodo bellico), modello che sarebbe stato prodotto e distribuito per diversi anni con il nome commerciale di L.S. 901.
Nello stesso anno, il 1954, esce un altro lavoro cinematografico, ancora una volta prodotto dalla coppia Carlo Ponti e Luigi De Laurentis, dal titolo “Siluri Umani” (Fig. 31). Il film sarebbe stato poi distribuito anche all’estero con il titolo in lingua inglese di “Torpedos Humanos” (Fig. 32). Il film ricostruisce l'attacco degli incursori della Regia Marina Italiana, avvenuto il 25 marzo 1941, alla flotta inglese ancorata nella baia di Suda a Creta. L’attacco fu effettuato con l’impiego di veloci "barchini esplosivi" (Fig. 33) e si risolse con l'affondamento dell'incrociatore pesante britannico York (Fig. 34).

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Fig. 31

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Fig. 32

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                                    Fig. 33                                                        Fig. 34

Tra gli interpreti del film, tra cui spiccano per popolarità attori quali Raf Vallone, Franco Fabrizi, Andrea Checchi, Ettore Manni ed Elena Varzi, c’erano anche l’ex campione e primatista italiano di nuoto Carlo Pedersoli, che sarebbe poi diventato famoso con lo pseudonimo di Bud Spencer (Fig. 35), ed Enrico Maria Salerno, che avrebbe partecipato anche alle riprese subacquee (Fig. 36).

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                                           Fig. 35                                                 Fig. 36

Anche se le azioni principali in questo lavoro cinematografico sono dedicate alle imprese dei barchini esplosivi, che furono puramente missioni di superficie, nella parte iniziale del film viene ricostruita un’azione di salvataggio dell’equipaggio di un sommergibile italiano, colpito e affondato da aerei siluranti inglesi. Questa sequenza è tratta dalla reale vicenda del sommergibile italiano Iride, comandato dal tenente di vascello Francesco Brunetti che, il 21 Agosto 1940, venne prima avvistato e poi affondato da aerosiluranti inglesi nel Golfo di Bomba, situato a est di Tobruk in Libia. Al momento dell’affondamento, l’Iride stava trasbordando dalla torpediniera Calipso 4 SLC destinati all’attacco della flotta inglese nel porto di Alessandria d’Egitto. Un numero limitato di membri dell’equipaggio del sommergibile restò intrappolato, ma ancora in vita, in una sezione del relitto che era adagiato su un fondale di 15 metri. Questi uomini furono salvati dagli stessi operatori dei “maiali” tra i quali anche Birindelli, Tesei, Toschi e De La Penne. Anche in questo caso, non essendo disponibili le attrezzature originali, vennero utilizzati i materiali della Salvas come quelli impiegati durante le riprese del film “I Sette dell’Orsa Maggiore”. Anche alcune delle sequenze subacquee di quel film (es. i marciatori subacquei) vennero reimpiegate nel film “Siluri Umani”. Purtroppo, non esistono copie restaurate di questo film e le poche immagini tratte dalle sequenze che mostrano gli operatori in azioni subacquee sono di scarsa qualità (Fig. 37, 38, 39 e 40). Nel film gli operatori, protagonisti del salvataggio dei membri dell’equipaggio del sommergibile, furono gli stessi che portarono a termine l’assalto con i barchini esplosivi e questo, dal punto di vista storico, è un falso. Infatti, il personale dei barchini esplosivi faceva parte di un diverso corpo militare, anch’esso inquadrato nella Xa Flottiglia MAS, ma distinto rispetto a quello degli operatori degli SLC e dei nuotatori d’assalto (uomini gamma).

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Fig. 37 

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 Fig. 38

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                              Fig. 39                                                      Fig. 40

“L'affondamento della Valiant” (Fig. 41) è una coproduzione italo-britannica del 1962 diretta da Roy Ward Baker. Il titolo originale in lingua inglese è “The Valiant” (Fig. 42).

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                               Fig. 41                                                      Fig. 42

La pellicola racconta le vicende legate all'affondamento della corazzata inglese Valiant (Fig. 43) nel porto di Alessandria d'Egitto.
Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941 due sommozzatori della Marina Italiana, il tenente di vascello Luigi Durand de la Penne (Fig. 44) e il capo palombaro Emilio Bianchi, insieme ad altri due equipaggi di SLC, il capitano del genio navale Antonio Marceglia con il sottocapo palombaro Spartaco Schergat, e il capitano delle armi navali Vincenzo Martellotta con il capo palombaro Mario Marino, dopo essere stati portati in prossimità del bersaglio dal sommergibile Sciré, comandato dal capitano di fregata Junio Valerio Borghese, minarono con la testata esplosiva del loro "maiale", la nave da battaglia britannica Valiant. Scoperti mentre tentavano di allontanarsi, vengono imprigionati a bordo della nave inglese e non parlano della loro missione se non all'ultimo momento; questo permette a tutti i marinai della nave di mettersi in salvo. L'esplosione danneggia gravemente la nave ma i due italiani riescono a salvarsi e a guerra finita il comandante inglese vorrà decorare personalmente i due marinai.

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                                   Fig. 43                                                        Fig. 44

Gli attori che interpretarono i ruoli principali nel film furono John Mills (comandante della Valiant), Ettore Manni (Luigi Durand de la Penne), Roberto Risso (Emilio Bianchi), Leonardo Cortese (comandante Junio Valerio Borghese) e Laurence Naismith (ammiraglio Andrew Cunningham).
La trasposizione cinematografica di questa impresa è estremamente fedele e tutti i dettagli e le vicende, raccontate nelle numerose cronache di questa importante pagina di storia dei mezzi d’assalto della Marina Militare Italiana, sono efficacemente ricostruiti. Anche in questa pellicola le attrezzature subacquee impiegate furono quelle prodotte dalla Salvas e precedentemente descritte (Fig. 45, 46, 47 e 48).

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Fig. 45 

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 Fig. 46

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                              Fig. 47                                                         Fig.  48

Chiudiamo qui la rassegna dei film ispirati alle vicende belliche nelle quali furono protagonisti i mezzi subacquei della Marina Militare iIaliana e i loro operatori, con la pellicola di produzione italo-francese “Finché dura la tempesta”, un’opera del 1963 diretta da Charles Frend e Bruno Vailati. (Fig. 49). Il titolo inglese del film è Torpedo Bay (Fig. 50).

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                      Fig. 49                                                     Fig. 50

Il film è ispirato (in maniera romanzata) a fatti realmente accaduti al capitano di corvetta Adalberto Giovannini, col sommergibile Michele Bianchi, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. La vicenda si svolge nel 1941 nello Stretto di Gibilterra, e vede protagonista un sommergibile italiano che tenta di attraversare quel braccio di mare per raggiungere l'Atlantico. Sulla sua scia si inserisce un cacciatorpediniere inglese che proverà ad affondarlo. Danneggiato da bombe di profondità, il sommergibile si rifugia nel porto neutrale di Tangeri in Marocco. I comandanti delle due unità nemiche faranno reciproca conoscenza e sapranno apprezzarsi anche se tenteranno in tutti i modi di portare a termine le missioni a loro assegnate. Nella parte finale del film sono inserite alcune sequenze che mostrano operatori del sommergibile italiano in azione con autorespiratori ad ossigeno  ARO all’esterno del battello adagiato sul fondale del porto. In questo caso l’apparecchio impiegato nelle riprese è l’ARO modello 57/B prodotto dalla Cressi di Genova, un prodotto di grande successo ed ampiamente utilizzato nelle scuole FIPS ma anche da varie organizzazioni militari dell’epoca (Fig. 51). Le mute stagne e le maschere granfacciali (vedi la tipica maschera con vetro a mezzaluna mostrata in Fig. 52) restarono quelle di produzione Salvas e già descritte in precedenza.

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                       Fig. 51                                                              Fig. 52

Purtroppo, anche in questo caso, non esistendo copie restaurate di questo film, le poche immagini tratte dalle sequenze che mostrano gli operatori muniti di tali attrezzature sono di scarsa qualità (Fig. 53 e 54).
In queste immagini possiamo riconoscere alcuni degli attori che parteciparono alle riprese del film quali Gabriele Ferzetti (capitano Leonardi), Alberto Lupo (Magrì) e Renato De Carmine (Ghedini).

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                            Fig. 53                                                      Fig. 54                           

 

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