SECONDA PARTE
Dopo mesi di preparazione, finalmente arriva il momento di dimostrare che il sistema Keller-Bühlmann funziona in un'immersione reale in oceano. Il primo dicembre del 1962, dopo che tutto il team è arrivato in California, Keller e il compagno Small scelto per l’impresa eseguono un'immersione di collaudo. Escono a turno dalla campana a 100 metri di profondità e risalgono in superficie dopo aver eseguito in totale 126 minuti di decompressione a fronte di 60 minuti di tempo d’immersione. Anche in questo caso sui due non si registra nessun sintomo di malattia da decompressione.
Profili di compressione e decompressione e gas utilizzati per un'immersione fino a 300 m (1.000 piedi) per 5 minuti sul fondo
E arriviamo al tre di dicembre, il giorno dell’immersione ufficiale.
Anzitutto vanno considerati alcuni aspetti che saranno fondamentali e avranno un notevole impatto sugli eventi futuri. Come prima osservazione, si deve tener presente che entrambi i subacquei indossavano una muta stagna a volume costante della Spirotechnique, ben diversa da quelle che usiamo oggi.
Muta stagna a volume costante Spirotechnique
Difatti comprendeva una maschera gran facciale e l'erogatore, ambedue integrati in un cappuccio stagno da collegare al collo della muta. L'espirazione non avveniva verso l'esterno ma all'interno della muta, in modo che il sub poteva regolare a piacimento la propria galleggiabilità. Delle valvole poste sulla testa e sui piedi impedivano un’eventuale sovrappressione, potendo cosi mantenere un volume costante a qualsiasi profondità. Infine, la maschera aveva il vetro apribile per permettere agevolmente la respirazione in superficie.
Particolare del cappuccio della muta stagna della Spirotechnique
La seconda osservazione è che, per questioni economiche, la campana era riempita con semplice aria e non con una miscela contenente elio. Di conseguenza, sebbene Keller e Small nell'Atlantis fossero all'asciutto, dovevano mantenere il frontalino della maschera chiuso per tutta l'immersione, respirando le varie miscele dalle bombole applicate alla campana. Quel giorno l’immersione viene iniziata e interrotta per ben due volte causa il susseguirsi di condizioni avverse del tempo. Al terzo tentativo, con Keller in continuo contatto via interfono con Bühlmann, intento in superficie a dare indicazione sulla pressurizzazione della campana e sui cambi di miscela, viene raggiunta in 16 minuti la profondità prevista dei 305 metri. Fino alla quota dei 138 metri i subacquei hanno respirato una miscela ricca di azoto, per poi passare a una miscela composta dal 92% di elio e 8% di ossigeno.
Analogamente a quanto avvenuto per l’immersione svoltasi nel simulatore a Zurigo, staccatosi dalla fornitura della miscela di bordo Keller esce dalla campana, respirando dalle bombole che ha sulla schiena. A questo punto non è molto chiaro cosa sia effettivamente successo dopo. Alcune fonti hanno affermato che Keller sia rimasto fuori dalla campana sul fondo per circa due minuti cercando di piantare le bandiere degli Stati Uniti e della Svizzera, mentre un incaricato della U.S. Navy che stava osservando in superficie tutta l’operazione da una delle due telecamere esterne, ha riferito in seguito alla stampa di aver visto solo qualcuno sulla scala che lasciava cadere le bandiere e che l'escursione è durata non più di trenta secondi.
Comunque, quando Keller ritorna all’asciutto nella campana e si ricollega alla rete del gas di bordo della miscela profonda, subito si accorge che la riserva di gas delle bombole del circuito interno è quasi esaurita. Resosi conto che non si poteva più continuare a respirare, esegue una manovra disperata.
Chiude di fretta lo sportello inferiore della campana, purtroppo senza accorgersi che la punta di una delle sue pinne vi era rimasta incastrata, tanto da impedirne la chiusura ermetica. Apre diverse valvole dell'aria e della miscela e apre il vetro della maschera della sua tuta a volume costante, ma immediatamente perde lucidità. Ricordiamoci che la campana per mere questioni di denaro, era stata saturata con aria e non con una miscela di elio e ossigeno, e passare da un miscuglio gassoso leggero come l’elio e ossigeno, a respirare di colpo un gas molto più denso come l’aria a una profondità di 300 metri, provoca sicuramente enormi effetti collaterali. Contrariamente Small, per qualche motivo mai chiarito, non esegue la stessa manovra.
Intanto in superficie, sul ponte dell'Eureka, il dottor Bühlmann e il signor Niggli, il capo addetto alle manovre della campana, vedendo quanto stava accadendo sul video del circuito chiuso, si rendono conto del dramma in corso e ordinano immediatamente che la campana venga portata alla quota dei 62 metri con la prevista risalita continua della durata di 17 minuti. Arrivati alla quota prestabilita ci si accorge che l’Atlantis si sta velocemente depressurizzando causa lo sportello non perfettamente sigillato. A quel punto Keller, nel frattempo ripresosi completamente, apre prima il vetro della maschera di Small e poi, avvertito dal centro di controllo in superficie che la campana non era completamente sigillata, interviene per chiudere bene il portello così che l’Atlantis possa essere tranquillamente sollevata sul ponte della nave. Non ci riesce, allora i due sommozzatori di supporto Dick Anderson e Christopher Whittaker, un amico di Small, per due volte entrano in acqua e nuotano fino alla campana ferma a - 60 metri per capire qual’era il problema. Alla fine scoprono l'estremità della pinna bloccata nello sportello, Anderson la spezza, la estrae e immediatamente la perdita si arresta. Purtroppo Whittaker, che era apparso molto provato già dopo la prima immersione, non riemergerà più e il suo corpo non sarà mai più ritrovato.
Quando la campana viene finalmente sollevata sul ponte della nave la pressione interna è equivalente ad una profondità di 50 metri; sia Keller che Small stanno già respirando la miscela richiesta a quel punto della decompressione, 50% di ossigeno e 50% di azoto. Successivamente, quando raggiungeranno i 15 m, come da protocollo passeranno al 100% di ossigeno fino al termine dell’immersione. Intanto sono trascorsi novanta minuti da quando Keller ha aperto la maschera a Small e di primo acchito tutto fa pensare che si sia ripreso piuttosto bene, visto che è in grado di comunicare tranquillamente. Ma le cose non stanno propriamente così. Difatti Small riferisce di sentire freddo e nonostante non provi alcun dolore è troppo debole per stare in piedi; inoltre, sebbene mantenga la capacità di comunicare, vedere e udire, non sente più le gambe.
Mentre la decompressione all'interno della campana continua, si accovaccia in silenzio come se si fosse addormentato. Nel frattempo, con l'Eureka diretta a tutta forza verso la struttura navale di Long Beach dove i subacquei avrebbero potuto essere assistiti e ricompressi in una struttura completamente attrezzata, la decompressione viene estesa dai 270 minuti previsti a 410 minuti per tenere i due sub in condizione di iperbarismo fino all’arrivo in porto della nave. Purtroppo a un certo punto Keller s’accorge che Small è freddo e pallido, realizza che non respira più e subito tenta di rianimarlo, ma senza successo. Quando la nave finalmente ormeggia, la campana con ancora rinchiusi i due sub viene immediatamente calata sulla banchina. Una volta riequilibrata alla pressione ambiente e aperto lo sportello, Keller ne esce in discrete condizioni senza mostrare alcuna forma di patologia, ma lo stesso destino non si ripete per Small, che tragicamente viene dichiarato morto. Più tardi, anche se Keller ha sempre sostenuto che le cause del decesso del suo compagno erano da ricercarsi in altri fattori, come un probabile attacco di cuore o al panico che Small avrebbe mostrato al raggiungimento del traguardo dei 305 metri, il medico legale della contea di Los Angeles identificherà la causa della morte nella malattia da decompressione. Infatti gli esami rivelavano che i tessuti e gli organi di Small presentavano carichi eccessivi di bolle di gas.
La campana subacquea Atlantis viene sollevata dopo che Keller e il giornalista Peter Small sono scesi a 305 metri nell'Oceano Pacifico nel dicembre 1962
In seguito all’accaduto, ad offuscare le carte ci pensò pure la stampa. In particolare la testata Americana Newsweek, riportando la notizia di un rapporto dove si affermava che Peter Small era stato colto da diverse manifestazioni di MDD prima dell'immersione fatale a 305 metri. Tanto che diversi esponenti della Marina Americana avrebbero cercato di persuadere Keller a sostituire Small e di condurre prima dell’immersione-record una serie d’immersioni di ambientamento. Nonostante questi suggerimenti, Keller si era dimostrato risolutamente determinato a continuare come previsto, senza sostituzioni e senza condurre ulteriori test a profondità crescenti.
Il rapporto inoltre avrebbe attribuito la sua decisione alla pressione causata dalla massa di giornalisti e spettatori arrivati per assistere allo storico tuffo. Il tutto aggravato da vincoli di tempo e finanziari che, assieme all’incertezza di una disponibilità futura della complessa attrezzatura, si erano aggiunti alla già forte tensione, costringendo cosi il team a procedere con l'immersione sperimentale come previsto.
Tuttavia, considerando che dopo la fatale immersione circolarono disparate e molto approssimative informazioni e che di conseguenza i rapporti potrebbero essere stati poco attendibili, la cosa per il gossip giornalistico finì ben presto nel dimenticatoio. Nel mondo accademico non fu altrettanto semplice.
Rapporti a parte e indipendentemente dalle cause alla base della catastrofica immersione, un fallimento di questa portata alimentò tra i ricercatori la preoccupazione che potesse non solo influire su un rapido declino d'interesse per i metodi considerati sensazionali di Bühlmann e Keller, ma che facesse arretrare di molto pure la ricerca nell’emergente campo delle immersioni in saturazione. Difatti, dopo il fatidico doppio incidente e con miriadi di polemiche a cui soggiacere, Keller e Bühlmann si chiudono sempre più a riccio per mantenere una certa riservatezza attorno ai loro metodi e "gas prodigiosi".
Finché nel 1963, per onorare parte del contratto con la US. Navy, il professor Bühlmann presenta un dettagliato rapporto dove fornisce tutti i particolari delle miscele respiratorie e dei profili d’immersione al capitano della marina Robert Workman. Inoltre due anni dopo, a beneficio dei colleghi, Bühlmann e Keller saranno i coautori di un articolo pubblicato sul Journal of Applied Physiology, intitolato "Deep diving and Short Decompression by Breathing Mixed Gases". Finalmente tutte le fantasiose ipotesi finirono e il mondo accademico venne ampiamente soddisfatto e zittito.
In realtà, nonostante gli incidenti verificatesi a Catalina che instaurarono in molti degli immensi dubbi, quella giornata disastrosa avrebbe riscritto la storia delle immersioni.
Non passa infatti moto tempo che la dirigenza di una società Italiana di lavori marittimi, la Micoperi, presenta alla Shell International Petroleum un punto di vista che si discosta dal pensiero generale del fallimento. Il concetto sostiene che Keller e Bühlmann hanno dimostrato la fattibilità di arrivare a profondità impensabili e sopravvivere. Quindi viene suggerito di finanziare la loro ricerca sull’immersione profonda, pensando al possibile profitto futuro. Il suggerimento funziona talmente bene che già nel 1963 i due vengono invitati a firmare un contratto di collaborazione per proseguire negli esperimenti sulle immersioni a grandi profondità.
Il contratto di collaborazione
Allo scopo, viene installato presso l'Ospedale Universitario della città di Zurigo un moderno e grande impianto di simulazione iperbarica per lo sviluppo delle immersioni in saturazione fino alla profondità di 700 metri.
Il simulatore dell’Ospedale Universitario di Zurigo
All'inizio, la responsabilità di tutta l’implementazione tecnica è affidata allo stesso Keller. Tuttavia, visto che le ricerche così come si stavano conducendo al centro iperbarico dopo il 1964 non collimavano più con le sue idee, Keller viene sostituito e lascia il gruppo. Tanto più che Bühlmann non è più attratto da record strepitosi, ma stabilmente assorto a generare nuove procedure per decompressioni sempre più affidabili per i subacquei professionisti impegnati in immersioni a grandi profondità. L’èra Keller-Bühlmann è tramontata e il professore, ora libero dai vecchi retaggi, può iniziare la nuova sfida della saturazione. Fin dai primi momenti di questa fase per Bühlmann diventa fondamentale, in ragione della dolorosa esperienza in California, la netta dissociazione tra le attività di ricerca effettuate in laboratorio e la messa in pratica dei risultati in condizioni operative effettive.
Il nuovo lavoro nel simulatore inizia con una serie d’immersioni in saturazione a 30 metri. Questi test, apparentemente bizzarri, sono in realtà serviti a determinare per i singoli tessuti dei nuovi valori di emisaturazione, che si ritenevano più lunghi rispetto all’aria.
Tra il 1965 e il 1966, senza tralasciare le immersioni in saturazione, l’attenzione si concentra principalmente sulle immersioni professionali per le quali è previsto che il sub venga fatto risalire direttamente sulla nave-appoggio per entrare subito in camera iperbarica ed effettuare qui l'intera decompressione. Per queste sono stati condotti oltre cento test con profondità fino a 220 metri. Nello stesso tempo la Shell non indugia e avvia nel Mediterraneo un programma di test sul campo assieme alla società di lavori marittimi. Allo scopo viene appositamente costruita la Capshell, una nuova grande campana subacquea combinata, con la quale tra l’agosto e il settembre del 1966 alcuni subacquei professionisti della Micoperi e dei subacquei sportivi svizzeri effettueranno una sequenza d’immersioni sia con decompressione sulla nave-appoggio, sia in saturazione.
La serie si concluderà con un'immersione finale in saturazione a 220 metri senza nessun tipo d’incidente. Confermando così la solidità del lavoro del gruppo di ricerca svizzero, avendo dimostrato per la prima volta in condizioni reali la possibilità di effettuare immersioni a lungo termine a grandi profondità. A seguito di questi confortanti successi la Shell e la Micoperi costituiranno in joint venture la Sub Sea Oil Services, società che avrebbe fatto la storia delle immersioni commerciali. Tra il 1965 e il 1981, anno di scadenza del contratto con la Shell, Bühlmann e il suo staff conducono all’incirca 40 immersioni sperimentali oltre i 200 m, con un’immersione record nel 1981 a 500 m e un'escursione a 575 metri. Ma nonostante i successi di Bühlmann e del suo staff siano concreti e reali, nell’industria commerciale subacquea iniziano a nascere i primi dubbi sulla reale applicazione di tutto questo immane lavoro.
In effetti, poco dopo questa immersione record divenne evidente che l'immersione umana aveva raggiunto i suoi limiti. E anche se in futuro nei laboratori di ricerca di Comex e Duke University si sarebbe arrivati a profondità ancora maggiori, qesperimenti come quelli di Bühlmann non saranno mai applicati nella pratica lavorativa. L'immersione professionale a grandi profondità alla fine si era dimostrata troppo onerosa e con troppi rischi. La conseguenza, considerata anche la redditività pari a zero, è che pian piano verrà soppiantata dalla sempre più affidabile tecnologia Rov (remotely operated vehicle). Questa nuova rivoluzione nel mondo dell’offshore porterà la Shell a non considerare più utile investire nella ricerca sulle immersioni profonde, così dopo quasi vent’anni di collaborazione non rinnovò più il contratto a Bühlmann e al suo gruppo. Chiusi i rapporti con la compagnia petrolifera che aveva sostenuto gran parte del suo lavoro, il professore non si ferma e dalla metà del 1981 alla fine del 1985 effettua altri diversi test nel suo laboratorio di Zurigo. L'obiettivo era quello di redigere una base di dati utili per nuove tabelle da decompressione che comprendessero le immersioni ripetitive, utilizzabili per una quota compresa tra 0 e 4500 metri sul livello del mare. Nasce lo ZHL, l’algoritmo tanto caro ai subacquei sportivi.
Le nuove tabelle di Bühlmann
In questa fase Bühlmann affronta per la prima volta il tema dei computer subacquei per decompressione. Il Deco-Brain II sviluppato dalla Divetronics utilizzerà per primo il suo modello di calcolo, anche se modificato.
DIVETRONIC Deco Brain Hans Hass II
Visto il successo, il professore manifesterà sempre più interesse per questa nuova via e sarà sempre più coinvolto da diversi costruttori di computer subacquei nel collaborare all’implementazione del suo algoritmo, sviluppando modelli decompressivi sempre più affidabili.
Nel novembre del 1990, dopo ben quarantadue anni di onorato servizio, Albert Bühlmann lascia l'Ospedale Universitario. Muore nel marzo del 1994, lasciando in eredità il suo algoritmo e le relative tabelle decompressive frutto di un lavoro immane, nelle quali con i suoi concetti ha riplasmato e migliorato oltre l’immaginabile la sicurezza delle odierne immersioni commerciali e ricreative.
Nel frattempo Keller, con il suo spirito inventivo e la lauta liquidazione dalla Shell, migra verso altri settori. E anche se continua a lavorare allo sviluppo di nuove camere iperbariche per marine e ospedali, progetta delle mute stagne non ingoffanti ma aderenti e delle innovative tute integrali per lo sci e il ciclismo. Keller s’interessa anche d’informatica, commercializzando la propria linea di computer in un'epoca dove solo una ristretta comunità riconosceva il vero potenziale di questo settore. Sviluppa un suo linguaggio informatico 'HK', un correttore ortografico automatico e i primi programmi di scrittura e traduzione. Si interessa anche di arte, musica e letteratura. Lui stesso è un pianista di grande talento. Negli anni '90 il subacqueo di Winterthur si propone, a dire il vero con poco successo, pure come politico. Infine, nel 1999 crea Visipix, un “centro mondiale d’ispirazione visiva” sul web.
Hannes Keller arriva alla fine della sua vita ricca d’avventura e azione nel dicembre del 2022.
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