Con il lodevole intento di rendere più sicure le immersioni in apnea eliminando le carenze e i difetti delle attrezzature disponibili in America nei primi anni "50, Barney Girden si è impegnato tra l'altro nel creare un sistema per ri-respirare la propria aria. Non è chiarissimo come funzioni, comunque si tratta di un collare in gomma elastica che si gonfia espirando. Finché si resta in superficie la respirazione è la solita attraverso lo snorkel, ma appena si scende sott'acqua una valvola si chiude e l'aria espirata finisce nella borsa di gomma, che si gonfia in modo simile alla gola di una rana quando emette il noto gracidìo. Pertanto si può rimanere immersi oltre il limite della propria apnea, ri-respirando la propria aria per un'ulteriore apnea senza riemergere. Da notare che tale aria viene a trovarsi in perfetta equipressione con la profondità a cui ci si trova, cosa che consente di inspirarla senza sforzo e con la massima naturalezza.
A questo punto diventa però inevitabile porsi qualche interrogativo.
Quest'aria è già stata utilizzata, per cui ha perso una bella percentuale di ossigeno e si è arricchita di anidride carbonica. Difficile fare calcoli precisi, ma la percentuale dell'ossigeno sarà scesa intorno al 16% dal 21% presente nell'aria "pulita" per cui ci si avvicina alla zona di rischio ipossia, mentre la CO2 sarà arrivata a livelli vicini a quelli di sincope. Può darsi che una seconda respirazione della stessa aria possa concedere una seconda, breve apnea, ma a rischio anche se ci si trova a pochissimi metri sotto la superficie. In questa invenzione della Gola di Rana, pur se fosse pensata per le sole emergenze, qualcosa proprio non quadra.
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