Lo aveva realizzato artigianalmente in Pvc, a fine anni "50, qualcuno di un gruppo di biologi marini che lavorava nel Baltico, operatori per i quali la sua struttura a due tubi aveva un preciso significato. Ebbe una certa diffusione nei circoli subacquei di Potsdam, nella Germania dell'Est, finché nel decennio successivo iniziò a costruirlo la ditta Veb Degufa di Berlino, chiamandolo "Bonito".
Lo snorkel a doppio tubo
Il successo fu molto scarso e lo strano aggeggio era più che altro oggetto di battute e prese in giro per la sua forma, finché sparì dalla circolazione. E' tornato a far parlare di sé in tempi recenti, ormai raro e incuriosente per il suo funzionamento, molto ricercato dai collezionisti. La sua forma a trapezio svela l'andamento ciclico dell'aria respirata, regolato da una valvola a farfalla che indirizza l'aria pura di inspirazione verso un tubo e l'aria espirata, ricca di CO2, verso l'altro. L'usuale pallina galleggiante chiude l'ingresso dell'aria nel momento in cui si immerge la testa.
Lo snorkel a due tubi e lo schema del circuito ciclico dell'aria
Una costruzione dettata quindi da motivi puramente tecnici, con la quale veniva evitato di inspirare quel piccolo quantitativo di aria "sporca" che rimane inevitabilmente alla fine di ogni espirazione nei soliti tubi a circuito ciclico. Una soluzione vòlta a dare il massimo benessere a chi per lavoro stava molto a lungo in acqua occupato nello studio degli organismi del vicino fondale.
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