L'ORIGINE DELLE COSE

L'origine delle cose
di Luigi Fabbri

Per quanto riguarda le macchine fotografiche, tutti sappiamo che a portarne una sott'acqua fu per primo Louis Boutan nel 1893. A rendere popolare la fotosub sono state invece le Nikonos della giapponese Nikon, però anch'esse di origine francese in quanto nate Calypso Spirotechnique.

Per ripararsi dal freddo, fino a poco dopo il 1950 ci si vestiva con mute stagne in tela gommata, prive di valvole in quanto doveva ancora venire a qualcuno l'idea geniale di immettervi aria per compensarle. Di conseguenza, scendendo le loro pieghe diventavano rigide e si piantavano nella pelle piacevoli come cilici, tortura solo di poco alleviata dai pesanti sottomuta in lana grossa simili a quelli degli antenati palombari. Il primo cambiamento radicale lo portò il neoprene espanso, materiale inventato in America da Hugh Bradner nel 1951 e subito dopo utilizzato dalla Spirotechnique per la prima muta umida al mondo. Difficile dire chi abbinò il concetto di stagna al neoprene ed alle valvole di carico e scarico dell'aria prelevata dalla bombola, probabilmente fu la svedese Poseidon nel 1969 con la Unisuit, laboriosa da indossare e pesantissima ma tale da consentire lunghe immersioni al calduccio anche nei mari del nord o nei laghi ghiacciati.

Tornando indietro di trent'anni incontriamo l'Aro, un apparecchio già inventato nel 1878 dall'inglese Henry Fleuss e reso funzionale dal conterraneo Robert Davis nel 1911 quale mezzo di emergenza per scapolarsela da un sommegibile in avaria sul fondo, poi fu la Dräger tedesca a metterlo in commercio nel "22. Tuttavia, a rendere pratico l'apparecchio per utilizzarlo per la respirazione nell'immersione autonoma fu l'italiana Iac, prima fornitrice di Aro della Regia Marina italiana per le esigenza degli incursori dei "maiali".

L'Ara invece, inteso nel senso moderno di autorespiratore autonomo a richiamo d'aria, è ovviamente attribuito a Cousteau che brevettò nel 1945 il suo erogatore CG45 a due tubi progettato insieme all'ing. Gagnan. Ad essere precisi fu preceduto da un altro francese, lo sfortunatissimo Commeinhes che aveva brevettato il suo GC42 nel 1942, subito accettato dai militari. Era dotato di granfacciale al quale facevano capo i corrugati, al contrario del modello di Cousteau munito di un semplice boccaglio. Sennonché Commeinhes ci rimise la pelle un paio d'anni dopo in una delle tante battaglie in Normandia, lasciando senza concorrenza il Comandante. Il quale un po' maliziosamente aveva adottato una denominazione molto simile per il proprio apparecchio. L'uno e l'altro in effetti non erano novità assolute, meglio definibili come grandiose evoluzioni del Roqueirol-Denayrouze a flusso continuo del 1864, perfezionato e adattato all'uso sub dall'ennesimo francese Yves Le Prieur nel 1934, funzionante ed effettivamente utilizzato in alcuni lavori di recupero su relitti.

Dopo tanti passaggi storici, nel 1952 l'erogatore decide di farsi piccolo, così l'australiano Ted Eldred si inventa di farne uno con un solo tubo tipo frusta e due stadi separati: nasce il Porpoise, commercializzato in Australia e in Usa dalla Breathing Appliance Company. I francesi sono battuti, infatti il bistadio a un tubo Cristal della Spirotechnique è datato svariati mesi dopo.

I modernissimi rebreathers elettronici, che stanno pian piano portando la subacquea a livelli operativi impensabili meno di vent'anni fa, hanno in realtà origini lontane. Era il 1912 quando la Dräger presentò il primo autorespiratore a miscela 30% ossigeno 70% azoto, in pratica un circuito semichiuso alimentato a Nitrox. L'inaffidabilità degli assorbenti di CO2 fino all'arrivo della calce sodata negli anni "30, poi la mancanza di strumentazione idonea per tenere sotto controllo la ppO2, rallentarono lo svilutto di tali apparecchi, che dovettero attendere gli anni tra il 1980 e il 1990 per iniziare la loro corsa al futuro. Concretizzatasi col primo Ccr di buon successo commerciale, l'inglese Buddy Inspiration della Ambient Pressure lanciato a fine anni "90.

Passando ai veicoli sub non è dato sapere chi ha dato il via all'infinita serie di alianti e di ali subacquee trainate dalla superficie degli anni 1950-1970, né a chi attribuire la paternità dei vari veicoli a propulsione autonoma grandi e piccoli da cavalcare o sui quali stare distesi, spesso fantasiosi, ispirati ai "maiali" italiani.

Per gli scooter invece sembra inevitabile tornare in Francia, dove Cousteau imbarcò nel 1951 sulla nuovissima Calypso in partenza per il Mar Rosso una coppia di enormi mezzi elettrici.  

 

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