GLI ANNI "80

GLI ANNI "80
Luigi Fabbri

La fine della subacquea storica, come già riportato in questo sito, si fa corrispondere con l’inizio degli anni Ottanta del ventesimo secolo, in quanto questo periodo rappresenta la linea di demarcazione tra la subacquea spontanea e artigianale e la subacquea industrializzata, tra l'immersione soprattutto autogestita e il diffondersi dei diving centers, tra le didattiche vecchia maniera e quelle di origine americana.
Segna l'inizio del decennio la legge che proibisce in tutta Italia la caccia con l'autorespiratore, già bandita nel resto d’Europa da alcuni anni. L'annuncio desta grande preoccupazione tra le aziende, timorose di un crollo delle vendite di erogatori e fucili. Di conseguenza le novità del primo biennio sono quasi nulle per i fucili e relativamente poche per gli erogatori. A tenere desto l’interesse ci pensano il Tekna T-2100 in arrivo dagli Stati Uniti, con il secondo stadio up-stream a cartuccia sigillata e la forma inusuale; quindi  l'S300 della GSD di aspetto altrettanto fuori dall'ordinario, unico per i suoi "baffi" all'insù.  Da parte sua Scubapro lancia l'Air 1 simile al Pilot nell'aspetto del secondo stadio e Mares risponde con il Voit AMF MR12-III. Cressi mette in produzione il Galaxi, bistadio classico arricchito di regolazione esterna della pressione intermedia. I giubbetti equilibratori sono parecchi, ma a non passare inosservato per caratteristiche costruttive e costo favorevole è in particolare il Technisub TS-80 vistosamente giallo-nero. E' interessante osservare che gli equilibratori europei hanno come accessorio una bombola da circa 1/3 di litro da caricare per travaso con l'aria del gruppo, mentre quelli provenienti dagli Usa (Dacor, Tabata, ecc.) prevedono sempre un mini-bombolino di CO2.

L'elettronica inizia a diventare protagonista con la Nikonos IV ed i flash Yellow Sub 35 e 150, gli Ikelite  Substrobe 75 e 150, il Nikon SB-101, il Cycnus prodotto dal Cfs-Centro Fotoottico Subacqueo di Genova. Elettronico pure il Minicomputer sub di Dacor, basato sulle tabelle Usn ma destinato a non andare oltre la pubblicità.  Resta invece meccanico analogico il decompressimetro Sos con l'ultimo modello della serie, il Dcr tarabile in base al tipo d'immersione. Nel comparto degli strumenti tradizionali fa colpo il Decocontrol di Mega Sport, nome abbreviato in seguito in Decontrol, un complesso formato da tre elementi da portare al polso per il controllo totale dell'immersione.
L'estate 1981 resterà nella memoria dei sub del Garda per la lunga presenza di Jacques Piccard, il quale col suo mesoscafo Forel viene a esplorare il loro lago.

Un giorno si incontrano e si fotografano a vicenda davanti ad una piattaforma a 40 metri, poi lui se ne va a cercare il fondo e dai -343 riporta la fotografia dell'unica cosa presente laggiù, una foglia di quercia adagiata sul triste fondale fangoso. Negli stessi mesi per i cinematografari sono arrivati i potenti illuminatori della Fulgormare di Torino e per i fotosub i mirini ottici del lanciatissimo Cfs. Dando un'occhiata ai nuovi cataloghi degli orologi si fanno ammirare il Paul Picot e il Manta marcato Breil, poi ci si perde tra i tanti quadranti per tutte le tasche, alcuni belli altri solo d'effetto. Nelle mute esplodono i colori, le foto e le pubblicità di questi primi anni "80 sono tutte orientate verso la bellezza femminile e il colore.

Gli erogatori a iniezione sono ormai un concetto acquisito e la Technisub nel 1982 rinnova completamente la sua gamma presentando la famiglia degli Spiro, formata da cinque modelli col marchio La Spirotechnique: Spiro Club, 25/10, 40/10, 50/10, Spiro Pro con la versione antighiaccio Spiro Pro R. In seguito si aggiungerà lo Spiro Explorer.

GLI EROGATORI A INIEZIONE

Con la serie di erogatori Inject del gruppo Technisub-La Spirotechnique si era passati dalla respirazione "a domanda" alla respirazione "ad offerta", intendendo con questo che dopo il breve momento iniziale dell'inspirazione (primo stacco) l'aria affluisce da sola, senza la necessità di proseguire lo sforzo per richiamarla. La successiva serie Spiro mantiene gli identici concetti, riducendo ulteriormente lo sforzo iniziale e rendendo immediata la regolazione dell'iniezione. La scelta è tra cinque modelli. Lo Spiro Club è il più semplice, seguito dallo Spiro 25/10, dal 40/10, dal 50/10, erede diretto dell'Inject 40L. Lo Spiro Pro si avvale di un primo stadio a membrana come era quello dell'Aquilon ed è proposto anche nella versione anticongelamento Spiro Pro R.

In questo periodo è facile constatare come gli erogatori, gli strumenti  e le attrezzature in generale continuino a migliorare ma lentamente, senza gli improvvisi balzi in avanti verificatesi in passato e che tanto hanno inciso nel progredire della subacquea. Basti pensare a cosa ha comportato l'avvento del Mistral, poi della Pinocchio, delle Rondine, del bistadio a singolo tubo, del gav. A risvegliare il mercato da questo momento di torpore ci pensa l'elettronica, espandendosi dal settore fotografico nel quale aveva iniziato il suo cammino subacqueo a quello delle lampade, dove eccelle Technisub con la nuova Vega elettronica, per entrare addirittura in quello della gestione totale dell'immersione. Arrivano infatti i computer sub con i loro microchips, i sensori, gli schermi digitali. E' rivoluzione epocale. Ci stavano provando dal "75 gli americani con nomi quali Dciem, Dacor, Orca, Tekna, ecc., già scottati in precedenza nei loro tentativi con i calcolatori analogici surclassati dal decompressimetro della Sos, ma nemmeno questa volta arrivano primi. A batterli sul tempo è la Divetronic, un'azienda del Liechtenstein che nell’estate 1982 mette in produzione un apparecchio svizzero ideato e collaudato da Jürgen Hermann, il poderoso Deco Brain nobilitato dal nome immortale di Hans Hass. Costa una follia, promette prestazioni al momento ritenute da fantascienza, ha dimensioni enormi, ma è il primo computer sub effettivamente prodotto, commercializzato ovunque e soprattutto funzionante. La serie iniziale P2-1 adotta l’algoritmo originale Bühlmann ZHL-12 ed è alimentata da accumulatori al piombo. Dopo un paio d'anni arrivano le batterie al Ni-Cd e l’algoritmo Bühlmann totalmente aggiornato. E’ la versione P2-2, quella che decreta il successo dello strumento e ne fa vendere rapidamente oltre 3.000 unità in tutto il mondo.

DIVETRONIC DECO BRAIN HANS HASS

Alimentato da 5 batterie Ni-Cd per 100 ore di autonomia, il Deco Brain Hans Hass misura cm 15 x 7 x 10, pesa 945 grammi, si ricarica in 5 ore con caricabatterie per 110/220 V o per 12 V con raccordo per la presa dell’accendino in auto. L'accensione avviene tramite un interruttore magnetico a leva con sicura a trazione. L’appariscente cruscotto frontale presenta 5 display a cristalli liquidi in grado di fornire tutte le  indicazioni relative all’immersione, alla decompressione, al tempo di non volo e di desaturazione; le 3 spie luminose al centro mostrano scritte identificative delle loro funzioni principali; sulla parte superiore vi sono la presa per il simulatore d’immersione e la presa di ricarica a contatti dorati. Lo strumento è garantito per una profondità operativa di 80 metri, con una profondità massima teorica di 120 metri.

Intanto il tecnico elettronico James A. Fulton fonda negli Usa la Orca Industries e presenta alla fiera di Las Vegas il suo Edge, acronimo di Electronic Dive Guide. Sarà il primo vero computer sub elettronico americano. Entra in produzione a fine “83 tra le solite diffidenze e un po' snobbato col soprannome "The brick", il mattone, suggerito dalla sua forma e dal suo peso. L'èra dei computer subacquei elettronici è finalmente iniziata, nonostante le loro caratteristiche ed il loro costo per il momento li tengano lontani dal grande pubblico. A proporre strumenti sofisticati ancora privi di circuiti integrati ci pensa la Sos, prima con il Timer Sub ad azionamento automatico e   avvisatore acustico, con ricarica a molla tramite un manettino esterno ripiegabile; poi con il Table Timer, che

 oltre a prevedere il  consumo d'aria   consente di calcolare le immersioni ripetute e di seguire le tabelle  con la massima precisione.  A sua volta la Mega Sport presenta il Manotimer, un  manometro a frusta sul quale oltre alla pressione nella bombola si leggono   la profondità, le tappe deco, l'autonomia residua. Passando alla  caccia   in apnea, Gsd sorprende ancora con il pneumatico Punto a impugnatura posteriore proposto in un set comprendente il blocco impugnatura e tre canne-serbatoio da 50, 70, 90 centimetri, intercambiabili all'asciutto o sott'acqua con un semplice movimento. Di concetto nuovissimo anche l'Air 2 Scubapro, un monocomando per gav con integrato un valido secondo stadio d'emergenza. Tra i fotosub ha successo l'aggiuntivo ottico Sub-a-Wider destinato a consolare i tanti che possono solo sognare il 15 mm Nikkor per la loro Nikonos e fa effetto l'arrivo della Canon con la sua custodia Kamba per macchina AE-1. Imperano le immagini con protagoniste modelle spontanee o professioniste ed i loro abbigliamenti vivaci rendono tristi le fotografie dei soliti sub tutti neri.

Nel 1984, anno in cui a Milano vede la luce la bella rivista Sub, i tropici sono ormai mèta di molti e gli aerei diretti al vicino Mar Rosso o ai Caraibi, alle Maldive, in Indonesia, alle Seycelles sono zeppi di subacquei che tornano con le immancabili foto ricordo. Oltre alla vita incredibile e multicolore delle barriere coralline vi trovano sempre nuovi relitti come al solito affascinanti, vera e propria "attrazione fatale" per i fotocinesub.

Nel frattempo sono arrivati dall'America gli equilibratori adesso davvero a forma di gilet, estremamente comodi e funzionali, tutta un'altra cosa rispetto agli anulari. Sono indicati con la sigla BCD - Buoyancy Compensator Device e in Italia prendono presto il nome di Gav, Giubbetto ad Assetto Variabile. Il mercato è in piena euforia e si fanno largo due nuove aziende, Modulo M e Free Shark. La prima, destinata a sdoppiarsi nei marchi Ocean Ways e Dive Eng, offre una vasta gamma di prodotti a prezzi molto competitivi e pubblicizza un jacket privo di corrugato insieme agli erogatori della serie Modulair; la seconda s'impone in particolare col suo gav O.K. 747 con lo scarico a funzionamento pneumatico comandato da un secondo pulsante sul Vis, un sistema che lo porterà ad essere attuale ancora vent'anni dopo. Nel catalogo Mares compaiono le Plana Graphite nere e in quello Scubapro diventano 5 i fucili pneumatici della serie Magnum a impugnatura posteriore. Technisub propone la stagna Afrika in leggero tessuto sintetico; Mega Sport ha il calcolatore a rulli Spotable capace di indicare i tempi deco per la prima e la seconda immersione. La Reef Marine importa il compatto Tekna DV-3, all'apice per un lungo periodo nel settore degli scooter sub non professionali.

Le vere novità tuttavia arrivano ancora dal settore fotografico, dove il Sub Center propone a chi vuole iniziare l'Alfamar prodotta da Bencini e Scubapro lancia la Motor Marine 35 come alternativa alla Nikonos. La quale nell'83 si è ancora rinnovata diventando Nikonos V, l'ultima della fantastica serie di anfibie a mirino galileiano. Le succederà nel 1992 la maestosa reflex autofocus Rs srl, di impegno tale da restare lontanissima dalla diffusione delle sue progenitrici. I produttori di maschere sembrano adeguarsi alle esigenze dei fotografi tanto che da un po' si sono tornate a vedere quelle ovali o rotonde, ora con presa per il naso ricavata nel facciale sotto il vetro, ideali per mettere in risalto il volto delle modelle.

Da parte delle aziende più qualificate si nota la ricerca dell'eleganza, con un'attenta scelta di colori coordinati per le diverse componenti dei loro equipaggiamenti. A eccellere in questo è da qualche tempo la Sea Sub con le sue "mute d'autore" del creativo Camere. Non per niente l'anno dopo un articolo su Mondo Sommerso titola Tutto a colori il subacqueo "86. Nel frattempo si è inserita nel settore di base la Coltri Sub già ben nota per i compressori, proponendo una sua linea di mute, maschere, pinne, erogatori, oltre al Deco Brain che distribuisce da un paio d'anni.

Tra le attrezzature di alto livello tecnico impongono rispetto le mute stagne Viking e la granfacciale Aga importate dalla CervePro di Lorenzo Cervellin, antenata dell'attuale Aquatica, mentre suscita notevole curiosità l'erogatore Poseidon Maximum, a sua volta destinato a trasformarsi in Jetstream.

Di questo momento di euforia approfittano le didattiche per moltiplicarsi ed ora a operare in Italia sono Fips, Fias, Anis, Padi, Naui, Uisp Lega Sub. All'elettronica si stanno per aprire grandi orizzonti, dopo Divetronic e Orca ci provano parecchi altri ad entrare nel campo finora ristrettissimo dei computer, ma propongono semplici lettori di tabelle e non hanno sèguito. Finché alla fine del 1985 arriva uno strumento da polso di pochissimo ingombro e peso, lo svedese Suunto Sme basato sulle tabelle US Navy. Nonostante le sue capacità non siano granché, per le caratteristiche esteriori e per il marchio famoso si attira molte attenzioni e sensibilizza il mercato. A iniziare la vera rivoluzione ci pensa nel 1986 la svizzera Uwatec presentando l'Aladin, con funzioni vicine a quelle del Deco Brain eppure diversissimo per dimensioni, peso, costo, agibilità. La nuova subacquea inizia proprio da questo apparecchietto nero e giallo, capace di guidare l'immersione  in ogni sua fase attraverso i numerini che si susseguono in totale automatismo su un piccolo display. Alla fine dello stesso anno la Suunto risponde col nuovo modello Sme Ml nel quale la sigla finale sta per multi level, tanto per chiarire la sua capacità di gestire qualsiasi profilo. Nemmeno l'americana Orca sta ferma e presenta lo Skinny Dipper. L'epoca delle immersioni da calcolare necessariamente come quadre è finita. Naturalmente sarà un processo lungo, la diffidenza all'inizio è tanta, i dubbi ancora maggiori, tuttavia il richiamo è irresistibile e nel giro di qualche anno la maggioranza dei sub impara a fidarsi dei calcolatori elettronici. Il decompressimetro finisce in un cassetto, le tabelle con il profondimetro e l'orologio decadono al rango di back-up. L'anno dopo la Divetronic s'incendia, gli stampi del Deco Brain vanno distrutti e la produzione del primo computer sub elettronico purtroppo cessa.

Per dare risposte autorevoli ai tanti quesiti che comunque continuano a porsi su tali strumenti sia gli entusiasti sia i loro accaniti detrattori, l'anno dopo viene organizzato a Verona il primo convegno europeo sul tema. Vi partecipano come relatori i tecnici di Suunto e Uwatec, i dirigenti di Mares e Technisub che distribuiscono in Italia i loro prodotti, note personalità del campo scientifico; il pubblico è fatto di giornalisti, rappresentanti di altre aziende, istruttori, subacquei di varia provenienza.

Computer a parte, le attrezzature tradizionali continuano a moltiplicarsi e perfezionarsi. Dando un'occhiata solo ai marchi storici si trovano tra le novità del 1987 gli erogatori G250 di Scubapro e l'F3 di Cressi, le pinne Nasa di Technisub e le Plana Avanti di Mares, oltre al Decotronic di MegaSport, ossia il Decontrol con un timer multifunzioni digitale. Elettronico digitale è anche l'orologio Aqualand della Citizen, prenotato per un lungo futuro. I sub ampliano continuamente i loro confini e vanno a visitare posti e situazioni impensabili per i mezzi di un tempo. Adesso fa notizia l'esplorazione di Wakulla Springs, il vastissimo sistema di gallerie sommerse della Florida che darà il nome al Wkpp - Woodville Karst Plain Project, dai cui standard operativi deriveranno la didattica Gue - Global Underwater Explorers e il movimento Dir - Do it right. Per l'esplorazione si utilizzano potenti scooter e fari di lunga autonomia, mentre le configurazioni dei sub seguono precisi standard. L'anno dopo viene ripresentato l'erogatore S300 nato Gsd ed ora Salvas, mentre da Cressi arrivano l'erogatore FX e la lampada Faro. Modulo M propone l'innovativo gav Reverse senza camera d'aria interna, sistema che va diffondendosi; Coltri oltre al suo erogatore Ocean C 40 mette in listino l'Aro Naubos AR 88 prodotto dalla Nautilus di Milano. E il 1988 vede arrivare due nuovi computer, il Mega Sport Megatronic Mgt/1 primo computer italiano dalla vita purtroppo breve e l'elegante Microbrain distribuito da Dacor Italia. In campo fotografico passa in primissimo piano Fotoisotta, ora con i flash della serie Isoblitz eredi degli Isomat, con i fari Isolux e con mille accessori.

Si avvicina la fine del decennio in cui la subacquea ha avuto la sua più grande espansione, il settore continua ad essere euforico e ogni tanto riesce ancora a inventarsi qualcosa di inedito, come la rubinetteria della Scubapro con valvola a sfera e comando a nasello. Per il resto si tratta in genere di continui ritocchi e di miniaturizzazioni, visto che il piccolo va di moda. Sicuramente piccolo, originale e accattivante è l'erogatore up-stream Omega II della Oceanic, ribattezzato "Telefonino" per la sua forma e subito di successo. Discorso opposto per tutto quanto è elettronico. Ai computer cerca ancora di far fronte il vecchio Dcp in parte rivisto, capace adesso di indicare in minuti la durata delle tappe deco, ma la sua è una battaglia persa. Escono altri computer nuovissimi, quali il Datamax Oceanic e il Delphi a console distribuito da Mares. Poi a fare da asso pigliatutto arriva nel 1988 l'Aladin Pro, passato dal nero-giallo al grigio chiaro e con uno schermo maggiorato rispetto al precedente.

Le attenzioni sono tutte per questi apparecchi, il resto dell'equipaggiamento è dato per scontato, comunque le attrezzature classiche si arricchiscono di poco. Le pinne Tri-Star di Technisub e il flash Yellow Sub 200 della Sea & Sea sono tra le più interessanti.

TRE COSE STRANE

Nel 1988-1989 alcuni produttori di attrezzature cercano di uscire dall'ormai tradizionale, di inventare qualcosa di nuovo. Tre cose in particolare attirano l'attenzione. L'Aquavox della Tigullio è un accessorio molto semplice adattabile a qualsiasi erogatore, che al motto di "Mai muti come pesci"  consente di parlare sott'acqua. Infatti è così, le parole si articolano nella cameretta d'aria interposta tra le labbra e il secondo stadio per essere sentite senza troppa difficoltà dal compagno vicino. Peccato che questa "prolunga" renda fastidioso il peso dell'erogatore e interferisca con le sue prestazioni, eppoi faccia scoprire quanto è bello starsene per un po' zitti ad ascoltare solo le voci del mare.
La muta Unigav proposta dalla  Sea Diving di Gallipoli promette di liberare dall'intrigo del gav, offrendo un sistema essenziale per la regolazione dell'assetto idrostatico. La sua parte superiore ingloba una camera pneumatica collegata tramite una frusta al primo stadio dell'erogatore, comandata da una valvola di carico e una di scarico posizionate direttamente sul petto. Funziona, ma il volume in espansione si rivela a volte insufficiente soprattutto per sostenersi in superficie a testa emersa ed il trovarsi senza le tasche alle quali ci si è abituati lascia perplessi. Infine lo Splash della Sea Land. Idea derivata direttamente da una diavoleria di James Bond, si propone con serietà come sistema di emergenza per guadagnare la superficie essendo rimasti a secco nel gruppo bombola. Riempite di Nitrox, le due fantascientifiche bomboline da 95 cmc ognuna caricate a 195 bar contengono complessivamente 37 normal-litri di gas: significa che ventilando con tranquillità 16 l/min si ha un'autonomia di 2,5 minuti in superficie, 1 a 10 metri seguito da una risalita a pallone, mezzo atto respiratorio a -20. Troppo poco, ma per un momento lo Splash ha fatto sognare

Continua a imperare il colore, addirittura alcuni propongono tasche smontabili nei jackets per poterle alternare ad altre di tinte diverse. Tuttavia qualcosa sta malauguratamente cambiando nell'idea di look, l'eleganza prima cercata con cura sta perdendosi sopraffatta dall'improvvisazione, da un eccesso di abbinamenti molto spesso a effetto arcobaleno e di cattivo gusto. Tanto da dare inizio ad un ritorno al nero, cosa poi favorita dai nuovi concetti e sistemi per le immersioni impegnative per le quali solo il nero sarà "tech". In campo didattico arriva la "ruota" Padi, un pianificatore per le immersioni ricreative singole, ripetute, multilivello, inteso come strumento didattico e come alternativa al computer per chi ancora non se ne fida o non ha deciso l'investimento.
Se per i computer la diffusione è solo all'inizio, nel campo delle tabelle e quindi dei pianificatori manuali esiste in questo periodo una gran confusione, al punto che sembra di essere tornati a vent'anni prima quando erano in voga le US Navy del "58, le US Navy del "65, le Albano, le Gers francesi. Adesso ci si arrabatta nella scelta tra le US Navy, le Bühlmann, le Padi standard e multilivello, le Bsac inglesi, con una bella confusione in risalita quando nel gruppo di sub c'è chi deve rispettare la velocità di 10 m/min e chi corre a 18 m/min, chi si ritrova fuori curva di sicurezza e chi no.
L'orizzonte delle attrezzature fa intravedere novità importanti, ma per il momento riguardano esclusivamente i sub impegnati nel profondismo o nelle esplorazioni. Negli Usa ha preso piede il Nitrox, nulla di nuovo come miscela ma da qualche anno utilizzato regolarmente per le lunghe esplorazioni a bassa quota, tanto da spingere a interessarsene il Noaa - National Oceanic and Atmospheric Administration il quale riesce a stabilire quali sono le percentuali azoto-ossigeno effettivamente vantaggiose, definendo "Nitrox standard" le due miscele contenenti rispettivamente il 32% e il 36% di O2. Il Nitrox viene anche usato come gas decompressivo da alcuni professionisti che hanno iniziato a scendere fondi col Trimix, una miscela ternaria formata da elio, ossigeno e azoto alternativa alla classica binaria Heliox, già nota ai palombari degli anni "30 e adottata da sub militari e profondisti dell'off-shore. In Italia i primi a utilizzare le miscele sono stati naturalmente i corallari professionisti, le cui barche attrezzate con la camera iperbarica a poppa danno spettacolo a Santa Teresa di Gallura, ad Alghero, a Stintino. Parecchi le respirano in circuito aperto tuffandosi con enormi tribombola sulla schiena, pochi altri preferiscono l'autonomia di autorespiratori a circuito semichiuso modificati e integrati da un paio di bombole fissate dietro.

In breve l'idea americana del Trimix passa in campo sportivo e nasce la cosiddetta "immersione tecnica". Arriverà in Europa solo tra qualche anno, portando una serie di novità e cambiamenti nel modo di concepire la subacquea impegnata e incidendo parecchio sulle attrezzature. Riguardo a queste per il momento è una questione ristretta al solo Nitrox e diventa un tormentone il domandarsi se si corrano pericoli utilizzandolo con apparecchi non ossigeno-compatibili. Alcune aziende e qualche didattica vorrebbero l'obbligo di erogatori, bombole e addirittura gav dedicati, da non usare con la solita aria per non inquinarli; di conseguenza si cominciano a vedere equipaggiamenti verdi e gialli, colori definiti distintivi quantunque non esista alcun supporto normativo in merito. All'opposto c'è chi fa tutto facile e tende a trattare l'ossigeno con incoscienza. Ci vorrà molto tempo per chiarirsi le idee.
Siamo nel 1989, cade il muro di Berlino e il mondo per tanti versi cambia. E pure la subacquea si avvia a uscire dalla sua storia per entrare nell'attuale, tutta ormai orientata al concetto di business. In Italia gli istruttori di una sempre più lunga serie di didattiche sono diventati migliaia, i diving center centinaia, i tour operators che organizzano viaggi in ogni angolo del pianeta non si contano; le riviste del settore si stanno ancora moltiplicando, le aziende hanno ampliato i loro confini e producono a ritmo continuo. I numeri sono diventati grandi e sono in crescita. Un'euforia destinata tuttavia a durare ancora poco. Prima di passare nel terzo millennio l'intero settore entrerà in crisi, probabilmente per i troppi eccessi consumistici ai quali si è esposto. Usciranno di scena molti marchi, soffriranno le organizzazioni didattiche, gli istruttori autonomi quasi spariranno.

Le attrezzature vanno incontro anch'esse a grandi cambiamenti con l'entrata in vigore proprio nel 1990 delle norme CE dettate dal Cen - Centro Europeo di Normalizzazione. Ogni componente dell'equipaggiamento dovrà risultare da quel momento conforme a quanto da esse previsto, cosa assolutamente positiva poiché farà sparire dal mercato alcuni prodotti realizzati con troppa disinvoltura; diventando tuttavia una remora alle innovazioni, alla ricerca di strade tecniche alternative. Nondimeno gli anni che seguono porteranno grandi evoluzioni tecnologiche, prima con l'immersione tecnica e le miscele, poi con l'avvento dei rebreathers. Nicchie di attività per piccole percentuali di sub, ma spettacolari al punto di diventare protagoniste delle cronache. Per immersione tecnica si doveva intendere tutto quanto in campo sportivo va oltre i limiti canonici di tempi e profondità dell'aria, ma per alcuni significherà quasi esclusivamente profondismo estremo e "machismo", ridondanza totale nel proprio equipaggiamento e conseguenti pesi enormi di cui caricarsi.

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